Carriera criminale di Clelia C.


Autore: Luigi Bernardi - Grazia Lobaccaro
Casa editrice: Black Velvet editrice
Anno: 2011

Genere: Graphic Novel

1) Recensione di Valeria Merlini (pubblicata su «Panorama
», 27 Aprile 2011)


gattordo

"Era il 29 aprile 1981, il giorno che non avrei mai potuto dimenticare. Il giorno in cui ero diventata donna e assassina"

La Black Velvet editrice racconta con una graphic novel il sogno camorrista di una donna, Clelia C., che fin da ragazza si trova a vivere nella realtà della malavita napoletana. Una storia di fantasia che s'intreccia a fatti realmente accaduti che hanno segnato la storia di Napoli e della criminalità organizzata.

Napoli, anni Ottanta. Clelia C. è la figlia di un avvocato che serve una famiglia leader della camorra. Il suo destino è già scritto. Il padre cerca di proteggerla, lasciandola fuori dagli affari e allontanandola dal territorio, ma la carriera di Clelia inizia presto, a tredici anni, quando compie il suo primo omicidio per gioco, senza rendersene conto. Dopo tre anni in America, Clelia ritorna a Napoli, in occasione del funerale del padre, assassinato dalla camorra. Lì decide di vendicarlo e di prendere il controllo della situazione, senza risparmiare nessuno, né amici, né familiari, scala l'organizzazione criminale usando ogni mezzo: dal proprio corpo ai sofisticati derivati finanziari. Ripercorrendo eventi storici come il terremoto, il rapimento Cirillo, la guerra fra la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo e la Nuova Famiglia, Clelia racconta una vita di rabbia e vendetta.

Dal 1981 al 2020, un viaggio nella criminalità italiana dove il crimine paga.

Carriera criminale di Clelia C. è una storia di omicidi, sangue e verità, scritta da Luigi Bernardi , figura riferimento nella storia dell'editoria italiana degli ultimi vent'anni, e disegnata da Grazia Lobaccaro , prima disegnatrice italiana sbarcata alla DC Comics.

Molteplici sono i livelli di lettura di Carriera criminale di Clelia C.. È una graphic novel di "cronaca nera", quasi una docufiction degli ultimi trent'anni della storia e della cronaca della malavita napoletana. È una storia di camorra al femminile, scritta da chi conosce la realtà napoletana e i suoi protagonisti per i quali l'unica certezza è la corsa all'arricchimento senza scrupoli, la Legge il nemico e la morte un accidente da mettere in conto. È una storia in cui Napoli emerge con tale prepotenza che il racconto di questo ambiente criminale, di questa rete che avvolge la città finisce con l'identificarsi con la storia stessa della città.

Carriera criminale di Clelia C. è una storia dove non ci sono "buoni"e in cui è la stessa protagonista ad uccidere. È una storia al femminile perché sono le donne quelle che sopravvivono, le più adatte a farsi largo in un mondo dove l'unica regola è non soccombere e, soprattutto, come spesso afferma Clelia, "non abbassare mai la guardia e guardarsi sempre le spalle", mentre gli uomini sembrano pedine di un crudele risiko.

Nell'introduzione alla novel di Raffaele Marino, Procuratore aggiunto al Tribunale di Torre Annunziata, le intenzioni sono chiare. Non usare mezzi termini, dire le cose come stanno e non farci illudere.

Verrebbe quasi da domandarsi il motivo di questa celebrazione esasperata del crimine? Perché, spiega Luigi Bernardi, il crimine è vincente. Anzi, ha già vinto: nonostante gli arresti e le morti eccellenti, il crimine che si nutre di soldi ha preso largamente il sopravvento. Inutile nascondersi dietro la certezza di "avere ragione": loro hanno già vinto.

Una visione negativa? Certo, Clelia C. è un personaggio inventato, anche se largamente ispirato alla realtà. L'idea di Clelia nasce infatti in un periodo in cui Bernardi si occupava di cronaca, da cui lo spunto per altre sue storie, come quella raccontata in Senza luce .

Quale sarà l'epilogo della carriera criminale di Clelia C.? Lascerà spazio alla speranza o invece segnerà il trionfo definitivo del Male?


2) Recensione di Alessandro Chetta (pubblicata sul «Corriere del Mezzogiorno», 20 aprile 2011)

Confrontiamo, se possibile, due «signore» di camorra: una è reale, l'altra è solo su carta, nelle tavole a fumetti. La prima si chiama Elmelinda Pagano, comandante vicario del clan degli Scissionisti, finita in manette qualche giorno fa: moglie del reggente del clan che non aveva problemi a contrattare con la upper class della ricca Monte-Carlo per riciclare soldi sporchi. La seconda, Clelia C., lady camorra immaginaria ma decisamente verosimile, nasce dalla fantasia di Luigi Bernardi e dalla matita di Grazia Lobaccaro: anche Clelia si misura col giro largo del business, coi soldi assai, che si moltiplicano soprattutto lontano dal Vesuvio, territorio utile solo per accumulare i primi quattrini. In entrambi i casi, nella graphic novel e tra i bipiani di Mugnano e Melito, le donne fanno valere una straordinaria potenza di genere: Napoli è femmina e matriarcale. Certo, il rapporto donne-malavita rappresenta uno spaccato non inedito: da Rosetta Cutolo, sorella di don Raffae' a Teresa de Luca Bossa fino alle usuraie dei Quartieri, la letteratura trabocca di matrone al comando.
La pancia di Napoli restituisce decine di marziali volti femminili, o persino transgender. Del resto si tratta di saperci fare più da manager che da killer spietate. Fare fuoco però è prerogativa che non dispiace all'(anti)eroina del fumetto che descriviamo. La sua storia è scandita dagli omicidi: il primo a tredici anni nel 1981, immediato post-terremoto; l'ultimo a 52 anni nel 2020, in un'Italia sconvolta dalle guerre. Carriera criminale di Clelia C. Un'epopea camorristica - questo il titolo - esce per Black Velvet, collana Piombo, nelle librerie e fumetterie italiane come saga completa (i primi episodi risalgono ad alcuni anni fa) con la prefazione di Raffaele Marino, procuratore aggiunto al Tribunale di Torre Annunziata. Centosessantaquattro pagine in bianco e nero per raccontare il cursus dishonorum della figlia di un famoso penalista che difende i boss nella metropoli sconvolta dal conflitto tra cutoliani e Nuova Famiglia. Clelia scala l'organizzazione criminale, una delle tante, usando ogni mezzo: dal proprio corpo (tantissime le tavole in cui, mantide, giace a letto con la vittima di turno) ai sofisticati derivati che muovono il mondo. Luciano Gallino direbbe la «mega-macchina del finanzcapitalismo» , che la nostra criminalessa sa guidare alla perfezione. Sullo sfondo sgomita Napoli, città degli eccessi, dalle smorfie terrificanti e dal panorama morfinizzante.

La sceneggiatura, lineare, ma che pecca qua e là di ingenuità quando sagoma le figure dei guaglioni di strada e di Sistema, è firmata dall'esperto Luca Bernardi. Che parte da un assunto: non c'è attinenza tra la cronaca dei fatti di strada e le storie narrate dai giallisti. «Il giallo procede secondo principi di una realtà ideale, coincidente con una sorta di idealità narrativa che consola il lettore».

Sunto stile Gomorra degli innumerevoli misfatti di camorra dà invece un altro affresco, più spiazzante. Il rosario sanguinolento descritto e riportato in disegni asciutti e essenziali dalla Lobaccaro, tiene insieme gli anni 80 del rapimento Cirillo, la guerra tra alleanza di Secondigliano e i Misso, Mazzarella e Sarno, la faida di Scampia del 2004 tra di Lauro e gli Scissionisti, prefigurando una parcellizzazione del crimine col disfacimento dei clan storici e un’ordalia tutti contro tutti: scenario che si sta progressivamente realizzando. Altro punto fermo per Bernardi è Fuoco su Napoli, il romanzo di Ruggiero Cappuccio. «L’ho letto dopo aver terminato il mio script, scoprendo affinità incredibili tra la mia Clelia e Diego Ventre, l’avvocato del libro». È chiaro: gira e rigira su Napoli è impresa epica scrivere qualcosa di davvero originale.