Le città indistricabili. Nel ventre di Napoli da Villari ai De Filippo


Autore: Pasquale Sabbatino
Casa editrice: Edizioni Scientifiche Italiane
Anno: 2007
Genere: Saggistica


Recensione di Patricia Bianchi (pubblicata su «Napolipiù», 25 ottobre 2007)


potere camorrista

La città è senza dubbio il simbolo più denso della modernità ed è anche la realtà complessa nella quale si iscrive il vissuto: per queste ragioni grandi città europee come Parigi, Londra, Madrid, Praga (e ricordiamo anche l’Istanbul del premio Nobel Omar Pamuk) sono state e sono forti attrattori della rappresentazione letteraria e teatrale nonché della riflessione critica. In un ideale elenco delle città che più hanno stimolato al racconto di loro stesse certamente troviamo Napoli, che sin dalla sua fondazione si configura come grande polo urbano, sia come antica capitale del Regno sia come centro di riferimento del Meridione nello Stato nazionale. Ma è una sirena inquietante la Napoli che affascina scrittori e intellettuali, e saranno proprio loro a coglierne, oltre la prima soglia visibile e consolatoria del ‘più bel sito del mondo’ elogiato dai viaggiatori stranieri, i nuclei drammatici del disagio.

E dunque uno storico della letteratura dovrà misurare con tali rappresentazioni: lo fa con Le città indistricabili. Nel ventre di Napoli da Villari ai De Filippo (Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2007) Pasquale Sabbatino, ordinario di Letteratura italiana dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e Direttore del Dipartimento di Filologia Moderna, studioso e operatore culturale attivamente in relazione con la città. Il titolo echeggia un’espressione di Italo Calvino e l’autore così spiega: «Nello sfogliare l’atlante storico-letterario delle immagini di Napoli, da Villari ai De Filippo, il lettore rimane colpito, sul piano razionale ed emozionale, da quella che è apparsa a giornalisti e scrittori la cifra corrente di Napoli, cioè il groviglio di città ‘strette, pigiate, indistricabili’. Queste si colgono non solo sulla pista del tempo, ma soprattutto sul versante sincronico: nella città degli ingiusti opera sommersamente anche la città dei giusti, e le due città procedono incrociate o mescolate, tangenti o parallele».

Le prime immagini di questo atlante letterario sono tratte dagli anni successivi all’Unità, cruciali per il cambiamento dei rapporti politici e sociali e le nuove tendenze culturali e letterarie, tra cui la declinazione nelle arti di un realismo orientato a ‘ritrarre dal vero’ profili umani e sociali, un vero che farà risaltare negatività e disvalori, e in primo luogo la piaga della camorra. Su questo denominatore Sabbatino fa interagire con originale prospettiva critica testi di differente estrazione, come le Lettere meridionali di Pasquale Villari, i romanzi della ‘trilogia socialista’ di Francesco Mastriani, un racconto contro la corruzione politica di Vittorio Imbriani e due testimonianze particolari come il dossier La camorra di Marc Monnier e l’opuscolo anonimo Natura ed origine della misteriosa setta della camorra nelle sue diverse sezioni e paranze. Proprio questo opuscolo dà particolare valore all’indagine di Sabbatino che, rinvenutone il testo disperso, lo confronta sia con la descrizione dell’organizzazione della camorra fornita da Mastriani sia con lo studio di Monnier, sottolineandone le riprese e le convergenze, per comporre poi un quadro d’insieme, fino ad ora mai delineato completamente, sulla camorra descritta dalla letteratura, dal giornalismo e dalle scritture testimoniali. E il ritratto dal vero della camorra, come metodo letterario, è funzionale a rendere pubblico il suo codice di comportamento e il suo gergo, essenziali dell’esistenza segreta del gruppo. Ripercorrendo i glossari del gergo camorristico presenti nei libri esaminati, Sabbatino dimostra come la scrittura e la diffusione della conoscenza attorno alla camorra sia stata, almeno nelle intenzioni, una difesa alla penetrazione assoluta nel groviglio vitale della città. Il catalogo dei mali di Napoli è lungo e tragicamente statico nel tempo. Sulla linea del realismo e dello ‘studio’ della città ottocentesca si incrociano De Sanctis e Croce, Di Giacomo, Serao e Fucini, passando per le testimonianze della letteratura memoriale e degli epistolari di artisti come Celentano, Toma e Morelli, con una pluralità di voci narrative e testimonianze che si armonizzano nell’oggetto rappresentato  e nella prospettiva realista. Per il Novecento, l’autore ci suggerisce uno sguardo sulla città che si muove da un’angolazione non scontata: così Vittorini nella rivista torinese Il Politecnico ci racconta tre immagini di Napoli e il teatro dei De Filippo si fa tragedia della città devastata dalla guerra.

Un libro denso, quello di Sabbatino, che ritorna con metodi ed energie nuove a leggere la nostra città indistricabile che «ha bisogno di crescere nella coscienza di tutti».