Italo Celoro, La sveglia, a cura di Marcello Celoro


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La Sveglia, commedia in due tempi, di Italo Celoro fu scritta nel 1992 e messa in scena per la prima volta a Pompei al Teatro Di Costanzo Mattiello, presso l'istituto Bartolo Longo, il 30 aprile 1993.

La commedia ha uno sviluppo armonico: introduce, secondo logica graduale ed abile progressione drammaturgica, i singoli personaggi che si rivelano immediatamente efficaci nel disegno e adeguatamente impostati secondo il ruolo assegnato dal copione ad ognuno di loro. Il capofamiglia, Michele, un bancario che compone canzoni, riveste di gradevole colonna sonora i sogni tra cui non di rado fanno capolino le attese e le speranze di un mondo dotato di più serena vivibilità e soprattutto affollato di gente allegra e onesta. Le telenovelas seducono la moglie, Maria, che le rapporta alle storie di ogni giorno. Il figlio, Massimo, sembra il classico buono a nulla, uno svogliato che fa un esame ogni due anni all'università, ma alla fine assume il ruolo centrale per un corale invito alla sveglia del titolo. La figlia, Angela, ha una grande passione per il teatro. Tutto si svolge nel soggiorno della loro piccola abitazione, che, per ragioni di spazio, di notte si trasforma in camera padronale. Quello che trionfa sopra ogni cosa (ed è questa la morale della commedia) è il calore della famiglia, il valore degli insegnamenti, la solidarietà e l'amicizia. Alle riflessioni del regista, rivolte ad un pubblico chiamato a farsi strumento di una rinascita civile, si alternano momenti di grande comicità. Il linguaggio giovanile, con tutte le sue espressioni e con i suoi molteplici intercalari, è fedelmente riportato dall'autore nei personaggi dei due figli. L'atmosfera si carica di una tensione che arriva dritta al cuore dello spettatore nella scena finale, in cui il figlio maggiore, Massimo, rientra a casa, sconvolto, dopo  aver assistito alla cruda uccisione di un uomo. Un concentrato di vita quotidiana, sullo sfondo di una città da svegliare dal sonno della rassegnazione: Castellammare, “paese incantato tra mare e montagna”, abbandonata al degrado, alla corruzione e all'indifferenza.  Si tratta di uno spettacolo che nasce e prende spunto dalla realtà stabiese, ma che può essere la radiografia di quasi tutti i comuni dell'hinterland napoletano. Il titolo di questa commedia non è scelto a caso. La Sveglia sta a significare proprio quella scossa giusta che serve a Castellammare, ma anche alle altre città del napoletano per ricominciare:

Nce vo’ na sveglia forte, forte assaje

Pe nce scetà ‘a stu suonno mariuolo,

pe ffà appiccià mille lanterne a ‘o muolo,

pe ddì: “sta accummincianno, finalmente,

chesta jurnata nova!”


Edizione di riferimento

Testo inedito (qui pubblicato su gentile concessione degli eredi).


Rappresentazioni

La Sveglia ha debuttato al Teatro Di Costanzo Mattiello di Pompei, il 30 aprile 1993; poi rappresentata, nello stesso anno, al Teatro Armida di Sorrento. Nella stagione teatrale 1994-95 fu rappresentata al Teatro Cilea di Napoli. Infine nel 2006 fu rappresentata alla Sala Teatrale “Ciro Madonna”, della Coop. di Teatro C.A.T. a Castellammare di Stabia, sempre per la regia di Italo Celoro.