Ampiezza e dinamiche dell’economia sommersa ed illegale


Autori: vari

Casa editrice: SRM - Studi e Ricerche per il Mezzogiorno.
Anno: "Rassegna Economica", n°1, 2013 .
Genere: Saggistica

 

Introduzione di Massimo Deandreis.

 

Sommerso e illegalità sono tra i temi più dibattuti nel panorama economico e sociale internazionale, dalle cronache dei giornali, ai processi nei tribunali, dagli operatori economici, per finire, agli studi di criminologia delle università. Nonostante ciò, non se ne conosce approfonditamente il valore economico, la reale localizzazione e distribuzione territoriale, la tipizzazione e la diffusione dei fenomeni e, soprattutto, l’evoluzione che questa economia “ombra” ha realizzato nel tempo e, tutto questo, soprattutto in Italia e nel Mezzogiorno.
L’obiettivo esplicito di questo numero della Rassegna Economica è appunto quello di valutare il fenomeno e portare all’attenzione, di quanti operano a vario titolo nel settore e non solo, della sua rilevanza ma anche delle reali possibilità di ridurre gli effetti e la portata di un fenomeno così complesso e resistente. Obiettivi tanto chiari nell’esposizione quanto estremamente complessi nella realizzazione e che hanno comportato un lavoro di ricerca particolarmente articolato e variegato.
L’attività di studio, sintetizzata in questo numero, è espressione quindi del lavoro di economisti afferenti ad istituti nazionali ed internazionali di ricerca che, da tempo, si occupano di approfondire le “attività economiche svolte contro le norme di legge o regole fiscali” che rappresentano un vasto sottoinsieme della cosiddetta economia non direttamente osservata Non-Observed Economy, (NOE).
Tali fenomeni economici non osservati, comprendono due diverse tipologie di attività commerciali e produttive che generano comunque PIL aggiuntivo: da una parte vi sono le attività derivante dall’illecito svolte attraverso scambi consensuali (ad esempio scambio di merce rubata), dall’altra c’è l’economia sommersa - che è invece integralmente inclusa nella NOE – e che è costituita dall’insieme delle attività comunque legali ma svolte contravvenendo a norme fiscali o contributive.
Da questi due macro-blocchi deriva la struttura di questo numero di Rassegna che è articolato in cinque parti: il peso dell’economia sommersa e illegale che propone una valutazione complessiva del sommerso e dell’illegale espressa in termini quantitativi; l’economia illegale dove si approfondiscono tra l’altro eventuali antidoti e forme di governo del territorio; la corruzione dove si prospettano analisi micro e macro di un fenomeno complesso che sfocia poi nell’illecito; il sommerso nelle varie forme che esso può assumere, da quello fiscainle, al legame con il mondo della finanza, dalle tematiche aziendale a quelle specificatamente territoriali. Nell’ultima parte poi vengono proposti approfondimenti di alcuni modelli teorici ed anche un confronto internazionale tra paesi sui temi dell’economia sommersa e illegale.

Ogni articolo esamina quindi un particolare aspetto dell’economia “ombra”: l’ammontare, i margini di diffusione e crescita, le nuove frontiere del sociale per contrastarla, il ruolo della governance e le policy, l’internazionalizzazione del fenomeno, il suo valore sistemico e taluni aspetti infrastrutturali.

La prima parte del lavoro introduce lo schema interpretativo usato per l’analisi complessiva: l’economia “ombra” vista come freno alla crescita e occupazione. Giuseppe Boccuzzi, Giovanni Iuzzolino e Gian Paolo Sarnataro della Banca d’Italia inquadrano il tema evidenziando i tanti modi attraverso i quali il mancato rispetto delle regole ostacola la crescita. L’articolo fornisce una dimensione dell’economia irregolare e dei canali con cui essa agisce sull’economia legale, frenandone la crescita o intervenendovi direttamente grazie al riciclaggio di capitali. Si tratta di una economia che tra sommerso e illegale è pari in Italia ad ¼ del PIL; una cifra che da sola fa pensare alla rilevanza del problema. L’articolo inoltre misura l’incidenza delle varie tipologie e gradi di economia illegale in diverse aree geografiche. All’interno del nostro Paese, la presenza di comportamenti criminali di particolare gravità si distribuisce in modo geograficamente eterogeneo anche all’interno della vasta area meridionale: una correlazione negativa tra indicatori di sviluppo economico e presenza di alcune tipologie di crimini appare evidente. I canali di trasmissione degli effetti negativi dell’illegalità sull’economia sono numerosi. Nel complesso, le regioni meridionali sembrano aver subito una deviazione verso il basso del loro sentiero di sviluppo.
Nell’articolo di Maurizio Vallone Direttore del Servizio Controllo del Territorio del Dipartimento della Pubblica Sicurezza di Roma già Capo Centro della DIA di Napoli, ci si cala sugli elementi concreti dell’”economia nera” e viene messo chiaramente in evidenza il danno economico provocato dall’attività criminale che si articola in numerosi rivoli e aumenta di intensità soprattutto quando si lega all’aspetto finanziario. Un aspetto positivo viene, però, messo in luce dall’autore: oggi, a differenza che in passato, gli “utili” dell’attività illecita si sono ridotti a causa dell’attività della magistratura e delle Forze dell’Ordine che, anche attraverso i sequestri dei patrimoni illeciti, hanno fortemente indebolito i clan camorristici riducendo i loro “attivi di cassa” che pure restano considerevoli e diffusi.

Nella seconda parte si affronta il tema dell’economia illegale. Nell’articolo di Cesare Imbriani, Anna Rita Germani, Piergiuseppe Morone e Filippo Reganati, essa è infatti al centro del dibattito in cui si confrontano il tema moderno e quanto mai
attuale delle nuove eco-mafie. Gli autori mettono in evidenza come la gestione dei rifiuti sia divenuta infatti il nuovo business della criminalità organizzata principalmente a causa della mancanza di strumenti sanzionatori appropriati. Mentre nel paper di Michele Mosca e Marco Musella, si evidenzia che un possibile antidoto all’economia nera sia dato dallo sviluppo delle attività sociali. Le imprese sociali, testimoniano gli autori, con la loro capacità di organizzare su basi diverse la produzione di beni e servizi generano infatti processi concreti di ricostruzione e manutenzione di quella coesione sociale che la criminalità organizzata tende a distruggere. Chiude l’approfondimento sui temi dell’illegalità l’articolo di Giacomo Di Gennaro che mette in evidenza, attraverso l’esame del caso Campania, come il crimine organizzato sia una vera e propria minaccia per la vita democratica per i danni di diversa natura e i costi che genera. Chiarisce i tipi di mercato, i meccanismi organizzativi dei clan e descrive attuale incertezza ambientale e dell’arretramento delle opportunità economiche e di investimento proprie dell’area campana.
Nella terza parte si approfondiscono temi di natura più empirica. L’articolo di Massimo Finocchiaro Castro, Calogero Guccio e Ilde Rizzo approfondisce il legame tra infrastrutture e corruzione. Il lavoro analizza empiricamente la relazione tra la performance nella realizzazione di infrastrutture, in particolare stradali e autostradali,e le caratteristiche ambientali nell’area in cui l’infrastruttura è localizzata. Essi dimostrano - seppure con le debite cautele del caso - che al crescere degli indici di corruzione, la performance peggiora. Maurizio Lisciandra ed Emanuele Millemaci entrano poi nell’analisi dell’impatto della corruzione sulla crescita economica.
L’analisi empirica su un lungo arco temporale (1968-2005) svolta a livello regionale mostra come le differenze nei livelli regionali di corruzione sembrano non spiegare i differenti tassi di crescita che invece si riscontrano tra paesi che hanno regolamentazioni, caratteristiche e strutture produttive differenziate. Riccardo Achilli invece, mostra come l’effetto dell’illegalità economico/amministrativa sulla crescita sia differenziato a seconda della fase di sviluppo capitalistico di un’economia, e come, nell’attuale fase del nostro Paese, tali fenomeni costituiscano un grave freno alla crescita potenziale del PIL.
Passando dall’economia nera alla cosiddetta fascia “grigia”, nella quarta parte del volume, Giuseppe Vitaletti approfondisce il nodo gordiano “evasione e fisco” per risolvere il quale occorre - secondo l’autore - un intervento drastico e deciso. Il lavoro parte dall’osservazione che l’evasione fiscale in Italia sta crescendo e stima tale quota, intorno al 30% per l’Iva; circa il 20% per l’Irap; il 12% per il lavoro nero; un peso non più sostenibile.
Altro aspetto cruciale – le relazioni tra economia sommersa e credito - è invece affrontato nel paper di Salvatore Capasso, Stefano Monferrà e Gabriele Sampagnaro. Gli autori chiariscono come anche le banche, essendo a tutti gli effetti imprese, modifichino la propria strategia operativa in relazione alle condizioni di mercato. In presenza di un alto livello di economia sommersa il volume di credito erogato può ridursi e generare procedure di screening e monitoring più costose. Pensiamo alla necessità di avere più soft information (conoscenza diretta dell’impresa, dell’attività che svolge, territorio in cui opera, ecc) di elevata qualità potendosi affidare meno a procedure standardizzate di valutazione del rischio.

Antonio Thomas infine nel riflettere sul legame tra sommerso e aziende, solleva la questione se il sommerso sia più un ostacolo allo sviluppo aziendale o una necessità di sopravvivenza. In attesa di disporre di una simile tassonomia va, tuttavia, preso atto che un esteso sommerso danneggia l’insieme delle aziende. Conclude però che è illusorio puntare solamente sulle politiche d’emersione per la soluzione dei problemi fiscali ed occupazionali nazionali, mentre i policy maker dovrebbero attuare politiche atte a favorire anzitutto il miglioramento delle condizioni di efficienza, di equità e di funzionamento dei mercati.
Completano la Rassegna, nella quinta parte, alcuni approfondimenti sul confronto internazionale. Paolo Mazzocchi e Claudio Quintano propongono un modello statistico finalizzato alla valutazione dell’impatto degli interventi governativi sull’economia sommersa nei paesi Europei. E’ altresì proposta una disamina delle connessioni tra sommerso ed evasione fiscale. Il modello testato su 32 Paesi evidenzia che i diversi tipi di interventi governativi influenzano significativamente la Shadow Economy in modo diverso tra i paesi e che l’economia ombra ha bisogno di riforme economiche più ampie e di prospettive di lungo termine per poter essere risolta o parzialmente mitigata.

Un aspetto quanto mai attuale, considerati i recenti accadimenti nell’area del Mediterraneo, è quello indagato nel lavoro di ricerca di Rajeev K. Goel e James W. Sauronis sul legame tra corruzione e regimi militari. Si tratta di uno dei primi studi che indaga gli aspetti spaziali di tale legame. Il campione di questo studio comprende osservazioni annuali riferibili a 72 nazioni nel corso degli anni 1990-2011. Si nota la forte correlazione positiva tra la corruzione e la presenza militare in politica. Lo studio mostra inoltre le esternalità negative che possono generarsi nei Paesi limitrofi all’area indagata.
L’articolo conclusivo di Carmelo Petraglia e Francesco Purificato permette di inquadrare in un modello keynesiano le determinanti del problema corruzione sulla domanda aggregata. I risultati dell’analisi dimostrano come la corruzione “abbassa” il livello di equilibrio di breve periodo di produzione. In secondo luogo, la politica fiscale è meno efficace in presenza di corruzione e - a certe condizioni - deprime l'attività economica. Entrambi i risultati derivano da due effetti: la diminuzione della domanda di beni pubblici causato dalla corruzione e l' effetto di spiazzamento degli investimenti indotti dalla corruzione del tipo.
Il percorso di ricerca individuato in questo numero di Rassegna Economica, grazie a vari articoli che affrontano i diversi aspetti di questo complesso fenomeno, ci consente di rispondere all’obiettivo esplicito che ci eravamo dati, ossia di avere una maggiore conoscenza del fenomeno sotto il profilo economico e di contribuire a mantenere alta l’attenzione su questo problema. Ma ci aiuta anche a rispondere ad un quesito implicito: quali implicazioni economiche si hanno quando è alta la soglia di economia illegale?
Questo numero di Rassegna Economica dimostra che – oltre a tutte le esternalità negative di tipo sociale – l’illegalità diffusa ha un costo insostenibile anche per le ricadute negative sull’insieme del sistema economico nazionale in quanto rappresenta uno dei maggiori freni alla crescita economica e alla capacità del Paese di essere attrattivo e competitivo.
Sono queste le basi da cui occorre partire per comprendere che questi temi non riguardano “altri”, ma ciascuno di noi.

Massimo Deandreis