Dentro le vele

 
Autore:
 Lorenzo Stabile
Casa editrice: Marotta & Cafiero
Anno: 2009
Genere: Racconti-verità

Recensione di Tano Grasso (pubblicata sul Dossier dell’Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità/Corriere del Mezzogiorno)

 

dentro le veleScampia diventa un nome assai noto in Italia e all’estero per la sanguinosa faida che tra il 2004 e il 2005 ha visto contrapporsi la fazione degli «scissionisti» al radicato clan Di Lauro per il controllo del remunerativo commercio di droga e, quindi, per l’indispensabile controllo di un territorio, Scampia appunto. L’opinione pubblica nazionale «scopre» l’esistenza di clan camorristi violenti e agguerriti che nello scontro lasciano sul selciato decine di morti, alcuni completamente estranei alle ragioni delle fazioni. Ora, al di là delle rappresentazioni mediatiche, tra il dato della violenza e quello della sua spettacolarizzazione, c’è altro: una realtà che esiste e vive nel tempo anche senza le attenzioni di giornalisti e scrittori. È questa quotidianità della vita di giovani e vecchi, di donne e uomini, a offrire quel di più per conoscere e capire un mondo, lontani da stereotipi e fallaci (e, poiché si parla di camorra, pericolose) mitizzazioni.

Il libro di Lorenzo Stabile, «Dentro le vele» (Marotta & Cafiero) è un bel libro proprio perché si colloca in quest’area senza luce per offrirci una chiave di lettura, per giungere alla profondità dell’anima di quelle persone e di quel territorio; e in ciò è un libro fuori moda e, per questo, unico in tempi di urla e schiamazzi. Questo giovane poliziotto ci racconta storie normali, semplici, drammatiche perché «normali», tragiche perché dentro una «quotidianeità» che più ordinaria non si può. E il racconto si dipana da un osservatorio speciale, in certo senso privilegiato, quello di uno sbirro, un ispettore che da alcuni anni dirige la squadra di polizia giudiziaria del Commissariato di Scampia. Non c’è clamore, non ci sono scene gridate, non ci sono applausi, è semplicemente la vita nella sua normalità misurata con il metro degli interessi in campo. Si offrono molti registri per la lettura di queste storie. Tra i tanti possibili, quello più pragmatico ovvero l’economia costruita sulla produzione e sulla distribuzione della droga che a Scampia è l’economia reale su cui si fonda l’enorme ricchezza di pochissimi e la sopravvivenza di molti; in queste attività c’è spazio per tutti, chiunque può avere un piccolo spazio di lavoro per attingere a risorse basate sulla più disgraziata delle attività illegali. Siamo di fronte ad una organizzazione di tipo fordista: a ognuno una specifica mansione, con uno spezzettamento del ciclo produttivo che evoca la catena di montaggio. A volte è un mondo capovolto quello che ci si presenta innanzi. Come quando, dopo l’arresto di uno spacciatore, i familiari chiedono che possa ricevere, prima di salire sull’auto che lo condurrà in carcere, il saluto dei numerosi bambini presenti (Il saluto dei bambini): la condivisione di un inevitabile destino diviso tra carcere e morte sul selciato. Ma in questo orrore non mancano momenti di struggente emozione come quando un bambino di quattro anni lasciato solo in casa con quattro fratellini, portati tutti in commissariato per essere affidati ai servizi sociali, si attacca alla gamba del poliziotto per dire «voglio stare con te» (G.). Infine c’è il poliziotto. Mi hanno colpito subito un paio di righe scritte nei Ringraziamenti: Lorenzo ringrazia, tra gli altri, il suo primo maestro per «la signorilità e l’eleganza che usava anche nei confronti di coloro che aveva appena arrestato». Ho trovato qui il senso e la misura di questo difficile mestiere di poliziotto o, meglio, il modo giusto d’essere poliziotto nel nostro Paese. La professionalità e la sensibilità che oggi costituiscono un solido riferimento nella formazione dei tanti appartenenti alle forze dell’ordine rappresenta una straordinaria risorsa per la democrazia; e, allo stesso tempo, un decisivo dato della speranza: sapere che chi ha la gravosa responsabilità di indagini e della repressione ha questo approccio anche verso chi delinque è la conferma di una possibilità: quella di poter conquistare quei tanti giovani attratti dai valori della camorra e di poterdimostrare, concretamente e sul campo —come fanno questi straordinari poliziotti di Scampia, per conto dei quali Lorenzo ha scritto questa opera corale facendoci sentire la voce di tutti loro — che i nostri valori sono più forti; guai a mettersi sullo stesso piano dei mafiosi, ad opporre una violenza ad un’altra violenza: così svanisce ogni speranza.

Scampia, Napoli, Italia. Di quella violenta faida molte cose ci hanno colpito. Le tante vittime innocenti uccise casualmente o per errore di persona o perché, con aberrante crudeltà, erano amiche o imparentate con appartenenti alla fazione opposta. Ma una riflessione conclusiva va svolta. In quei mesi ho colto il tentativo di esorcizzare Scampia, come se fosse un luogo estraneo alla vita della città. Ma Scampia è Napoli, con i suoi intellettuali e con la sua borghesia, a volte anche borghesia camorristica. La camorra ha una dimensione unitaria, anche se non ha quella organizzazione verticistica della cosa nostra siciliana. Attenzione a non dimenticare che nel brillante mondo delle professioni napoletane c’è chi spalleggia e aiuta quegli stessi camorristi della sanguinosa faida; senza queste competenze nessun mafioso potrebbe dare un senso alla propria ricchezza da investire, da utilizzare, da riciclare.