Canzone criminale, la musica di Gomorra
di Roberto Saviano   


(articolo apparso su «La Repubblica», 12 febbraio 2012)

Raccontano di amori e tradimenti. Ma soprattutto di latitanza, violenza, odio per i pentiti, galera e varie infamità. Dopo che un cantante è stato indagato nei giorni scorsi  per istigazione a delinquere, viaggio nel mondo dei neomelodici napoletani.

Canzone criminale la musica di Gomorra

QUANDO vivevo ai Quartieri Spagnoli le conoscevo tutte a memoria. In verità, le conosco ancora le canzoni neomelodiche che dalle radio al massimo volume esplodono per i vicoli, escono dai finestrini delle auto, suonano come suonerie dei cellulari. La mattina si fanno le pulizie e dalle finestre escono Tony Colombo, Rosario Miraggio, Stefania Lay... e mille altre voci. "Chiù me fa male, chiù voglio pruvà chell'che o sal'int' e ferite fa" ("Più mi fa male, più voglio provare quello che il sale nelle ferite fa" - Rosario Miraggio). I cantanti neomelodici napoletani sono cantanti considerati, con un piglio un po' snob, di periferia, minori. Ma a vedere i contatti dei loro video su YouTube sono in assoluto paragonabili ai cantanti pop italiani di maggior successo, spesso con un mercato comparabile al loro o anche superiore. Male, la canzone di Rosario Miraggio, ha un numero di visualizzazioni di gran lunga maggiore di quello delle star nazionali. È stata ascoltata più di tre milioni di volte. Sott' e stelle di Tony Colombo più di un milione e mezzo di volte. Alessio, con Ma si vene stasera, ha più di quattro milioni di visualizzazioni. Spesso nei video appare il numero di telefono dei cantanti o quello dei loro agenti, in modo che possano essere contattati e invitati a comunioni, matrimoni, feste di compleanno o di paese. Sono richiestissimi, si possono invitare a un evento con una telefonata (e un cachet che può andare dai trecento ai mille euro a canzone), non sono lontani come le pop star.

Non solo i contatti su YouTube, ma anche i fatturati delle vendite sono alti. Chi produce e distribuisce la musica dei neomelodici sa come sfruttare il mercato. Il cd originale a volte non esiste neppure. Lo fanno direttamente falso. Così guadagnano una percentuale direttamente alla vendita. Meccanismo semplice e vincente. Se il falso è il tuo, guadagni sul falso e, avendo inondato il mercato, altri falsari dovranno aspettare che si esauriscano le prime tirature false per poter piazzare le proprie. L'unico modo per combattere il falso è gestirsi il falso. Nessuna mediazione. È un mercato che non conosce crisi, questo. Ed è un mercato che non interessa solo Napoli o la Campania, ma l'intero Sud. Un bacino d'ascolto vastissimo. Perché il siciliano e il pugliese, il calabrese e il lucano, pur avendo le proprie canzoni tradizionali in dialetto, cantano le canzoni moderne in napoletano.

Sentimenti, amore e tradimenti, sono questi i temi dei neomelodici, temi universali, come quelli cantati dalla musica pop. Le loro canzoni raccontano il quotidiano. Ma in queste terre il quotidiano è anche affiliazione, morte, carcere, potere. E gestione del potere con le sue declinazioni: consenso e violenza. Il racconto è incentrato sulla scelta inevitabile della camorra (parola quasi mai pronunciata nelle canzoni), una scelta dettata dal destino, dalla vita misera, dalle condizioni sociali di un intero territorio. E sulle sue conseguenze: l'onore e il silenzio. Non è una celebrazione totale. È una sorta di racconto eroico con al centro persone che facendo la scelta della camorra entrano in una società chiusa: non importa quello che il mondo pensa di te, non importa se il mondo ti è ostile, la famiglia è con te, la famiglia ti ama.

Il talento e la dannazione dei neomelodici sta proprio nel saper raccontare i momenti più difficili della vita quotidiana, facendo capire immediatamente com'è o come sarà la vita di chi è destinato ad ascoltare le loro canzoni: persone costrette alla latitanza, donne che hanno fidanzati o mariti latitanti, killer che non sopportano più il loro duro lavoro. Gianni Vezzosi, in O' killer del 2007, canta: "Accomencio a juornat facenn male a chesta a città. Ncopp a motociclett co casch mise e pronto a sparà, u sang fridd e senza pietà m'semt stanc bastard e perdut già" ("Comincio la giornata facendo male a questa città. Sulla motocicletta con il casco e pronto a sparare, sangue freddo e senza pietà mi sento già stanco bastardo e perduto"). E poi continua con un rammarico: "Uccido questo e quello. Di questi soldi che me ne devo fare se non posso stare con i miei figli e con mia madre".

I testi sono in napoletano ma con grafìa spesso sbagliata. Scrivo qui i versi così come circolano sul web nei siti dei loro fan. Queste canzoni sono la prova che esiste una quotidianità di guerra, che i neomelodici riescono a interpretare. La interpretano rendendola epica, dandole un senso eroico. Tutte queste canzoni rientrerebbero nell'apologia di reato. Ma c'è in loro qualcosa di più complesso. Questa quotidianità non è soltanto un arruolamento militare, è anche un'educazione sentimentale: ti punto in faccia una pistola, ti permetto di arruolarti, ti do uno stipendio, ma ti educo anche a essere in un certo modo. Ne Il mio amico camorrista Lisa Castaldi canta le virtù di un boss suo amico, "n'omm chin e qualità" ("un uomo pieno di qualità") che "cà paura e cù coraggio a braccetto se ne và" ("che cammina a braccetto con la paura e con il coraggio", il coraggio suo e la paura che incute, ovviamente); mentre in Femmina d'onore, la Castaldi parla del ruolo delle donne nella camorra. Una donna che prende il posto del marito, e che promette vendetta contro il pentito che ha passato le informazioni: "Pentito che maritem' hai tradito ra legge e miez a via si cundannat'" ("Pentito, che mio marito hai tradito, dalla legge della camorra sei condannato"). I pentiti. Negli ultimi anni ne sono nate molte di canzoni contro i pentiti, descritti come il male assoluto, come degli sfascia famiglie. Una delle più feroci è di Mirko Primo, Pe colpa è nu pentito, dove nel ritornello si dice: "Prima mi era amico, ora è un pentito e mi ha condannato per tutta la vita. Ma come possono credere a questa gente che fa solo infamità?". Contro i pentiti ha scritto e cantato anche Michele Magliocco. Il ritornello di A colpa è dei pentiti dice: "La colpa è dei pentiti, gente senza onore che quando stanno fuori si sentono re ma quando entrano dentro sono peggio dei cantanti che cantano a squarciagola".

La canzone di Nello Liberti, O' capoclan - "O' capoclan è n'omm serio, che è cattivo nun è o ver'" ("Il capoclan è un uomo serio, non è vero che è cattivo") - nei giorni scorsi ha fatto scandalo, mentre lui è indagato per concorso in istigazione a delinquere. Ma è da più di quindici anni che a Napoli si incidono e si cantano canzoni di camorra. Gino Ferrante, con A società, racconta invece di come gli affiliati soffrano una vita di solitudine: giudicati dalle persone e dalla legge "si nascondono dai figli e dalle mogli"; racconta anche della famiglia organizzata dove "so tutt' quant frate, e nessuno deve tradire". Sempre ricorre la legge certa dei clan, la punizione per l'infamia e la capacità di farsi forza l'uno con l'altro. La regola e la punizione.

La canzone di malavita è un classico non solo napoletano ma calabrese, romano, siciliano. Guapparia è la canzone di camorra del repertorio antico più famosa, considerata ormai un classico e cantata anche dai grandi maestri come Murolo. Racconta la storia di un boss che fa una serenata alla sua bella e, proprio perché si è innamorato, non può più essere guappo. È diventato un molle e invita l'onorata società a cacciarlo dall'organizzazione. Poi venne Mario Merola con Serenata calibro 9, il racconto di un vecchio guappo di camorra che aveva deciso di farsi da parte e che, quando i criminali entrano in casa della figlia, decide di vendicarsi. Ma il vero padre della canzone neomelodica che racconta gesta di camorra è Tommy Riccio. Il suo Nù latitante del 1993 - considerato il primo video musicale che racconta una vicenda di camorra - è la storia della sofferenza di un latitante, che smette di esistere e scappa da tutto e tutti; non può fidarsi che di un amico per portare un regalo ai figli. E in questa canzone centinaia di persone (non solo i boss noti alle cronache vivono la difficoltà della latitanza, ma centinaia di piccoli affiliati e le loro famiglie) si riconoscono. Ancora oggi è mandata diffusamente nelle radio locali di tutto il mezzogiorno italiano.

I neomelodici riempiono un vuoto. La canzone italiana moderna ha ignorato quasi totalmente, tranne poche eccezioni, questi temi. Loro ci vivono in mezzo e li raccontano. Denunciare quel mondo sarebbe da infami. A volte lo celebrano, altre volte lo subiscono, più spesso ne raccontano il coraggio e il dolore. Sibillinamente qualcuno consiglia di non prendere quella strada. I più ne cantano l'onore. Sandro e Antony in Nu guaglione malamente (il video è stato cliccato due milioni di volte su YouTube) inscenano un dialogo tra due fratelli: il primo chiede all'altro di dirgli la verità, se davvero è diventato "nu guaglion'e miez a via" - un modo per dire "affiliato" - e l'altro si confessa, fornendo i soliti motivi. Il ritornello dice: "Nu guaglione malamente accussì me chiamm' a gente. Parlan'e nun sann nient" ("Un cattivo ragazzo mi definisce la gente. Parlano senza sapere"). Ma la canzone si chiude con un atto d'amore tra i due. Il fratello minore, nonostante abbia saputo che il maggiore è un camorrista, non lo giudica e gli conferma il suo amore.

Si possono ascoltare queste canzoni e questi cantanti dai capelli assurdi, con le sopracciglia disegnate, il petto depilato e sempre abbronzati, con disprezzo - e osservare il tutto pensando a quanto sia ridicolo. Personalmente, ho imparato più da queste canzoni a comprendere il mio paese che da decine di editoriali. Del paese rappresentano una parte importante. Hanno spesso voci incantevoli, altre volte invece mediocri, timbri rochi o lamentosi. Il loro celebrare crimine e faide, onore e affiliazione non è altro che un piano, l'ennesimo. Nelle loro parole non esiste il concetto di giustizia, non esiste il problema morale. Esiste un'etica nuova, non universale ma particolare, modellata sul gruppo. È sbagliato ammazzare, ma è necessario. È sbagliato darsi al crimine, ma lo si può fare con onore. La ricchezza è necessaria, e per averla devi rischiare. Questo è ciò che raccontano queste canzoni. Esiste un percorso necessario, dovuto, tragico.

Ora i neomelodici vengono ascoltati anche da ragazzi romani e milanesi che non hanno origini meridionali, e che chiamano il genere "Napoli". Sembrano lontani e marginali, ma lontano e marginale è chi considera feccia tutto questo. Guardarli e ascoltarli significa guardare e ascoltare il proprio paese. E per quanto possa sconvolgerci non possiamo più ignorarlo.