La zona grigia. Scrittori per la legalità


Autore: a cura di Patricia Bianchi

Casa editrice: Guida Editori
Anno: 2014
Genere: narrativa


Recensione di Mariella Accardo


Già nel titolo è intuibile l’obiettivo che il volume si pone. Non a caso l’espressione «zona grigia», oggi molto usata in ambito criminologico, fu introdotta per la prima volta dallo scrittore Primo Levi nel suo libro  «I sommersi e i salvati», riguardo all’esperienza nei lager nazisti. L’autore torinese connotò così quella dimensione tanto intermedia quanto ambigua che si annida in tutte quelle situazioni e luoghi dove si produce una dialettica di potere, tra vertici che comandano e sostrato che ubbidisce: in mezzo, la zona grigia, quella di coloro che in vario modo, con diverso ruolo e responsabilità, collaborano al funzionamento della macchina di potere.

Il volume, curato da Patricia Bianchi, mira dunque a intercettare e a demistificare le collusioni tra piccole e grandi  facoltà che rendono più difficile lo sradicamento della «banalità del male»; si pone l’obiettivo di coinvolgere i lettori su temi «sensibili» della contemporaneità, attraverso testi narrativi e teatrali che assumono un valore di testimonianza, stimolando il senso critico e rafforzando una cittadinanza attiva. È la conoscenza il punto di partenza per la battaglia contro l’illegalità ed «essere coscienti» vuol dire anche non scivolare verso una «zona grigia» tra legalità e devianza.

Nel libro si raccolgono scrittori e intellettuali, diversi per esperienze di cultura e di professione, accomunati dall’avere a cuore la formazione della coscienza sociale.

Divisi in tre sezioni, i racconti «incalzano» lo spirito critico di chi si approccia alla lettura. La raccolta si apre con «La lama della scrittura», parafrasando lo sdoganatore  Roberto Saviano, con i testi di Manlio Santanelli, Maurizio De Giovanni, Peppe Lanzetta, Vincenzo Caputo e Marcello Sabbatino.

È il ritratto di una Napoli dove la vita è un Grand Hotel, gente che va e gente che viene, e c’è pure chi nel frattempo sviene (Santanelli), dove per le cure si fa quello che ci vuole per guadagnare tanto (De Giovanni), dove si odono spari di rivoltelle senz’anima (Lanzetta). Una realtà che sa essere, purtroppo, più fantasiosa di qualsiasi crudele immaginazione (Caputo), dove il Diavolo promette di governare attraverso la criminalità organizzata (Sabbatino).

Alla «lama», quindi, il compito di liberare la dimensione umana, assottigliando la letteratura e aprendo lo sguardo all’osservazione (anche linguistica) e al sentimento, senza esclusione di colpi e di cruda realtà.

Nella seconda sezione, «Raccontare uomini e donne», Ruggiero Cappuccio, Guido Trombetti, Arnolfo Petri, Antonella Del Giudice, Pino Imperatore, Davide Cerullo, Giuseppe Miale di Mauro, Stefano Piedimonte, Arturo Buongiovanni e Giovanni Maddaloni si danno appuntamento per proporre personaggi (veri e verosimili) che gravitano attorno alla «zona grigia», sospesi tra equilibrio morale ed economico.

Si apre con la Palermo di Paolo Borsellino, nel cui Tribunale solo le porte sono uguali, solo gli usci degli uffici sono in armonia, dove ogni passo possiede una storia inconfessabile (Cappuccio). E poi i passatempi di Vincenzino ‘o sciancatiello, crudeli, di una crudeltà inutile, fine a se stessa (Trombetti), e la storia di Titta che aveva capito che era meglio non fidarsi dei sogni: i sogni servono a chi tene tiempo a perdere (Petri). Zi’ Angiolina, docile e grata alla famiglia Tropea, è vittima e allo stesso tempo carnefice del sistema criminale che la porta anche a far uccidere il proprietario di una yogurteria che aveva denunciato il pagamento del pizzo alla camorra (Del Giudice). Pino Imperatore, attraverso lo studio specialistico del C.R.A.C.K. (Centro Ricerche Accademiche sul Camorrista Killer), realizza il ritratto di Tatonno ‘o puorco, un fesso come tutti i camorristi. Ci si imbatte anche in esempi positivi, come quello di Davide Cerullo, in cui la redenzione dalla malavita avviene proprio attraverso l’avvicinamento alla lettura in carcere. Ma, con Giuseppe Miale di Mauro, approda di nuovo la realtà degradata di Napoli con quel rito alla superficialità che non manca nelle zone in cui la camorra si diffonde. E la città partenopea offre qualunque cosa, qualunque possibilità di uscire dal peggio (Piedimonte). Come per Cicciotto ‘o scemo che, alla vita illegale, sceglie l’istruzione e la vita a scuola. Una scelta difficile in quartieri in cui non ci sono più zone franche e non vi sono più “troppo giovani” (Buongiovanni), nella Terra dei Fuochi, in fondo, un’altra notte senza luna nasconderà, come una maschera impenetrabile il volto degli assassini (Maddaloni).

Il «Teatro» conclude il volume, in maniera ancora più animata, con La Reggente di Fortunato Calvino. Un ritratto della contemporaneità violenta, patologicamente innescata nell’atteggiamento aggressivo dei singoli individui, in cui è il registro linguistico a porre le distanze per affermare le diversità e per rilanciare «la sfida dell’intelligenza» di chi qualcosa vuole cambiare.  Un viaggio, attraverso la parola, per ascoltare, parlare e vivere, per sentire, provare e modificare, per attuare e impegnare.