Sulle tracce della camorra: le prime apparizioni
di Antonella Migliaccio   



La notevole distruzione delle fonti della polizia borbonica rende complesso studiare l’apparizione del fenomeno camorrista e il muoversi delle prime generazioni di questi delinquenti che escono alla scoperto nel corso della
congiuntura unitaria già forti e capaci di interagire col potere politico.


Ma che cosa si sa degli anni precedenti all'Unità d'Italia? Fatti storici e leggendari si sovrappongono rendendo assai complesso discernere e ricostruire la vera nascita della setta criminale. Ci vengono in aiuto le poche ma preziosissime fonti dell’epoca che ci sono pervenute. Primo fra tutti il saggio di Marc Monnier dal titolo La camorra. Notizie storiche raccolte e documentate. Datato 1863, è il primo testo di pubblicistica scritto sul fenomeno della camorra, lavoro dal quale tutti gli autori successivi non potranno prescindere.


La camorra organizzata sembra nascere nell’Ottocento all'interno delle carceri napoletane, favorita dalle restrizioni durissime nei confronti dei criminali e dal contatto tra questi e altre forme di associazionismo dalle quali la camorra prese in prestito comportamenti e regole. La massoneria e la carboneria e l’incontro di camorristi e liberali nelle carceri servirono da spunto. Chiunque entrasse nelle prigioni veniva spogliato di tutti i beni, con una sorta di rituale come espediente: i capi della camorra carceraria chiedevano soldi per accendere il lume alla Madonna, ovvero per comprare l’olio per la lampada alla Vergine (un misto di religiosità profana fatta di superstizione e credenze, atteggiamento tipico dei camorristi che arriva fino ai nostri giorni). Appena entrati, dunque, si diventava vittime dell’estorsione sistematica della camorra carceraria. Le carceri di San Francesco, di Santa Maria Apparente e di Vicaria e i bagni penali di Nisida, Santo Stefano e Procida rappresentavano luogo di potere dei camorristi. Dalle carceri alla città il passaggio fu breve. La camorra cittadina sembrò infatti attecchire prima nelle zone limitrofe alle carceri per poi estendersi in tutta la città. La riforma amministrativa e la divisione della città in 12 quartieri voluta da Murat durante il governo francese a Napoli finì per favorire l’aggregazione dei gruppi criminali. La camorra come organizzazione sui dodici quartieri nasce probabilmente negli anni Trenta, in conseguenza anche di questa nuova divisione amministrativa. Dalle carceri ai mercati.

A differenziare questo gruppo violento che chiamiamo camorra da tanti altri uomini e donne delinquenti sembra essere, oltre ai vincoli associativi descritti, la strategia estorsiva, vera invenzione di questa camorra delle origini che dalle carceri l’aveva portata in città, dove tutte le transazioni economiche (dal commercio al gioco, alle attività poco redditizie, passando per la fortuna) erano soggette a «camorra», parola che finisce per indicare oltre all’organizzazione anche la principale sua attività. 

La stessa origine della parola “camorra”, scalzata oggi da “sistema”, è dubbia e ancora oggi la sua etimologia resta discussa. Numerose le ricostruzioni.
Alcuni fanno derivare la parola “camorra” da personaggi più o meno reali. Ad esempio c'è chi parla di un’organizzazione armata di mercanti nata a Cagliari nel 1200 che si chiamava “compagnia di gamurra” e prendeva il nome appunto dalla gamurra, rozzo indumento che indossavano. Altri autori fanno invece derivare la parola dai gamurri, banditi spagnoli che vestivano con una giacchetta corta. Ancora, c’è chi collega la parola a uno spagnolo, un certo Raimon Gamur che, emigrato a Napoli, in galera avrebbe dato il proprio nome a una fantomatica organizzazione malavitosa. Numerose le spiegazioni che rimandano al vocabolario o a personaggi spagnoli (non bisogna dimenticare che in spagnolo “camorra” significa lite, rissa), interpretazioni che riflettono una valutazione storica - oggi piuttosto superata - di chi fa risalire alla dominazione spagnola la nascita di tutti i mali napoletani.

A queste si aggiungono le spiegazioni che collegano la parola alle attività piuttosto che ai personaggi. Meno fantasiose e forse più attendibili, vanno a pescare
nelle attività cittadine. 
Ma la prima volta che la parola camorra compare in un atto ufficiale è nel 1735 ed è in riferimento al
gioco della morra. Si tratta di un importante documento, una prammatica borbonica nella quale si autorizzavano a Napoli otto case da gioco.

E sembra proprio che il significato della parola sia legato al gioco, nello specifico al gioco della morra, molto diffuso nelle strade di Napoli.