Nino D'Angelo, Odio e lacreme, a cura di Rita Duraccio



Odio e lacreme è una canzone del 2005 scritta dal cantautore napoletano Nino D’Angelo. Il brano è la seconda traccia dell’album Il ragù con la guerra, pubblicato il 3 marzo 2005, un lavoro interamente scritto e composto da D’Angelo che si inserisce a pieno titolo in quel percorso da lui intrapreso già negli anni Novanta e che fonde sapientemente le calde sonorità mediterranee della musica partenopea con motivi etnici, caratterizzanti tanta produzione matura del poliedrico artista originario di San Pietro a Patierno. Insomma, “il ragazzo della Curva B” ha ormai da tempo ceduto il passo ad un artista molto più introspettivo e socialmente impegnato, che ad un importante bivio della sua lunga carriera ha deciso di intraprendere una nuova e più elegante ricerca musicale e testuale.

Profondo e denso di significati è il bellissimo testo di Odio e lacreme. La prima strofa procede per antitesi (confetti / amari, silenzio / voce, allucche / vase) che evocano ed accentuano gli scottanti contrasti propri di ogni contesto dove è la guerra a farla da padrona, che potrebbe in questo caso essere intesa sia in senso lato come un concetto che si estende a tutte le guerre del mondo, sia nello specifico riferendosi alle guerre di camorra che devastano il capoluogo campano. Forte, ma nel contempo resa con molta finezza, è l’immagine delle strade quasi divenute invisibili, perché cancellate dal troppo sangue versato. Il messaggio del testo è chiaro: non esistono vincitori, non ci sono vinti. La guerra, in ogni caso, “è una cosa sbagliata”, e la ricchezza di una terra è un qualcosa che appartiene solo a chi in quei luoghi vi è nato e vissuto, non a chi ha la smania di impadronirsene con violenza e prepotenza, senza alcun diritto.

Un brano dal sapore amaro, triste, malinconico. In un’intervista rilasciata proprio in occasione dell’uscita del suo album del 2005 Nino D’Angelo afferma ironicamente di aver scritto canzoni più tristi da quando il Napoli si era classificato in serie C. Eppure, la musica lascia una porta aperta alla speranza, facendosi veicolo di verità: “può dar voce a chi non può parlare”, “entra negli occhi di chi non vuol guardare”.

Il ragù con la guerra è un inno alla sua terra, un canto che abbraccia tutto il Meridione e le sue mille contraddizioni. Il cantautore racconta che le ispirazioni per i suoi testi gli vengono già al pianoforte, ma è l’immergersi in una natura non ancora devastata dalla mano dell’uomo che gli dà ulteriori spunti per poter terminare i suoi brani. Emblematico per capire l’arte di Nino D’Angelo è il seguente commento da lui rilasciato nell’intervista di cui sopra:

“I dischi sono come i figli, si amano tutti allo stesso modo. Poi ci sono i figli che ti danno più soddisfazione degli altri e questa poi alla fine è la soddisfazione di un poeta, di un cantante, di un pittore, di un artista. Essere artisti è riuscire a fare veramente ciò che ti piace fare e farlo arrivare alla gente”.

Molto elegante è l’introduzione musicale di Odio e lacreme, in cui sovrano, nelle prime battute fatte di pochi semplici accordi, è il pianoforte, cui va poi a sovrapporsi il testo della prima strofa. Dopo la breve introduzione, ecco che subentra il ricco organico strumentale, in cui primeggiano in particolare archi, fisarmonica e percussioni. Adesso le sonorità dalla sottile vena malinconica si fanno calde, profonde, avvolgenti, quasi orientaleggianti, tipiche della musica partenopea, e caratterizzeranno tutto il continuo crescendo rossiniano del brano. Vibrante ed esoticheggiante è il finale, caratterizzato da un diminuendo della voce e un ulteriore crescendo dell’accompagnamento, seguito da un progressivo sfoltimento dell’organico strumentale, fin quando nelle ultime battute resta solo la fisarmonica ad accompagnare il canto.


Ecco qui di seguito il testo di Odio e lacreme:


Siente, sie’, sta parlanno
Cu parole ca sanno ‘e cunfiette 
Ca dinto so' amare
’o silenzio se regne ‘e ‘sta voce 
C'arriva int'e case
Ngòppa ‘e tavole ‘e chi addorme ‘e figli 
Cu ‘e allucche e c’e vase.


Siente, sie’, ha sparato
’sta tempesta pareva fernuta
Ma mo è accumminciata
’a ricchezza ca sta int’a ‘na terra
È de chi llà c'è nato
E se vence o se perde

‘na guerra è na cosa sbagliata.


Quanta vite, 
Quanta vite perze
Odio e lacreme
Quanta vite 
Song’ stelle stutate llà ‘nterra
Civile e surdate


Siente, sie’, l'ha salvato
’e buscie song’ colpi ‘e fucile
C’accidene ‘a pace
Pecché addò nun ce stanno chiù vie 
Ce sta ‘o sanghe ca coce
E chi tene ‘a passione pe’ Dio 
L’adda aiutà a purtà ‘a croce

Quanta vite, 
Quanta vite perze
Odio e lacreme
Quanta vite 
Song’ stelle stutate llà ‘nterra
Civile e surdate

Siente, siente, sie’

‘a musica che fa

Po’ da’ ‘na voce a chi nun po’ parlà.

Siente, siente, sie’

‘a musica addò va

Trase int’a l’uocchie ‘e chi nun vò guardà.


Clicca sul link per ascoltare il brano: http://www.youtube.com/watch?v=CdbSxX36EV4