Giuseppe Tornatore, Il camorrista, a cura di Armando Rotondi

 

 

il camorrista

Prodotto da Reteitalia (Fininvest) e Titanus al costo di 4 miliardi, con un'edizione TV di 5 ore che non andò mai in onda, tratto dal volume di Giuseppe Marrazzo, Il camorrista di Giuseppe Tornatore ha rappresentato, sino all’avvento di Gomorra (2008) di Matteo Garrone, il film per eccellenza in Italia sulla camorra e i suoi protagonisti. Interpretato magistralmente da un Ben Gazzara volutamente eccessivo e violento, così come da un cast che vede anche un eccezionale Leo Gullotta nella sua migliore prova cinematografica, Il camorrista mostra, pur non facendone il nome, l’ascesa e la caduta di Raffaele Cutolo, il Professore del Vesuviano, fondatore e leader della Nuova Camorra Organizzata.

Il raffronto più facilmente riscontrabile, da un punto di vista della cinematografia internazionale, è con lo Scarface di Brian De Palma, anche lì gloria e caduta di un boss in guerra contro tutto e tutti, più che con l’epopea di Coppola. Elementi comuni, sono le imprese sanguinarie, la violenza e l’egocentrismo del protagonista, la sua smania di potere, il gigantismo, la sua irresistibile ascesa. Un’opera che può essere visto, e il regista lo fa volutamente, come un film a metà strada tra il cinema americano di genere e la sceneggiata napoletana alla Mario Merola, come un film drammatico di sangue e allo stesso tempo come un melodramma.

Ma Il camorrista, al di là di alcuni caratteri da gangster story, risulta anche un grande e scomodo ritratto italiano. Come il Cutolo della realtà, capace di gestire una guerra criminale e un enorme potere fuori ma anche dentro dal carcere, di avere rapporti con politici e servizi segreti (si pensi alla mediazione nel sequestro Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse), anche ‘o Professore ‘e Vesuviano intrattiene tali rapporti e Tornatore ci mostra i legami tra camorra, rapporti con i servizi segreti, i colleghi malavitosi americani, i politici italiani e il terrorismo.

Al di là di Cutolo, molti sono i personaggi reali riscontrabili nella pellicola, nonostante alcune ovvie discrepanze tra eventi avvenuti nella realtà e loro versione cinematografica. Si portano alcuni esempi. La figura del commissario Iervolino è probabilmente legata al capo della squadra mobile di Napoli Antonio Ammaturo, ucciso a Piazza Nicola Amore a Napoli (mentre nella pellicola Iervolino viene colpito in un agguato sulla Domiziana). Nel film Iervolino viene tamponato e ferito in un agguato insieme al suo agente di scorta, che invece viene ucciso, sulla strada statale Domiziana all'altezza di Pozzuoli ma riesce a sopravvivere, mentre nella realtà Ammaturo rimase ucciso in un agguato sotto casa sua a Napoli, in Piazza Nicola Amore. Il personaggio di Frank Titas è ispirata a quella di Francis Turatello, boss della malavita milanese degli anni settanta, mentre Gaetano Zarra corrisponde a Pasquale Barra, uomo di Cutolo, detto 'o nimale per la sua ferocia nel commettere omicidi, e Ciro Parrella al braccio destro di Cutolo, Vincenzo Casillo. La figura di Antonio "Malacarne" corrisponde al boss Antonio Spavone detto 'O Malommo.

Nonostante le difficoltà iniziali, ritirato dopo due mesi dall’uscita a causa di una querela e poi ridistribuito, vincitore del Nastro d’Argento per l’autore esordiente, a distanza di anni, l’opera di Tornatore è diventata un film di culto, con dialoghi di grande impatto (si pensi a Leo Gullotta che afferma che lo Stato mai tratterà con il crimine) e una colonna sonora di Nicola Piovani di grande fascino.


Scheda tecnica

Il camorrista

regia di Luca Miniero

soggetto dal libro di Giuseppe Marrazzo

sceneggiatura di Giuseppe Tornatore, Massimo Di Rita

con Ben Gazzara, Laura Di Sol, Leo Gullotta

produzione Italia, 1986

durata 160 minuti


Link esterni

http://www.youtube.com/watch?v=axW7nBO5Zac