Enrico Iannaccone, L'esecuzione, a cura di Armando Rotondi

 

 

l'esecuzione

Un giovanissimo malavitoso si divide tra il suo lavoro di sicario su commissione e la casa dove la madre è bloccata a letto e gravemente malata. La durezza della vita lo ha portato ad essere duro e freddo a suo volta, anche nel rapporto con la madre. Ma questo suo comportamento non è ben visto dalle persone che lo circondano. La situazione disperata e la pressione dell'ambiente circostante lo porteranno a prendere una tragica decisione.

L’esecuzione di Enrico Iannaccone rappresenta un piccolo capolavoro di rara forza e complessità, vincitore di un meritato David di Donatello Un film solo in superficie sulla camorra, ma in realtà concentrato sul dramma personale, interiore e familiare di un ragazzo di strada e perduto. Come afferma lo stesso Iannaccone: “Per L'Esecuzione non mi sono rifatto a nessun modello cinematografico specifico. Non essendo un film sulla malavita o sulle problematiche sociali, modelli quali Gomorra non potrebbero essere più lontani. I temi che ho cercato di affrontare con l'opera sono gli affetti e la fredda meccanicità della morale” (intervista rilasciata a “Cinemaitaliano”, 18 giugno 2013). Un film sugli affetti e sulla morale, realizzato con grande efficacia tecnica, attraverso scene forti, anche se suggerite, l’assenza di musiche e l’utilizzo di un napoletano stretto che necessita dei sottotitoli per la sua fruizione fuori i confini locali.

La morale è il vero centro del cortometraggio, come l’autore stesso sottolinea in un’ulteriore intervista a seguito della vittoria ai David: "L'ho scritto in venti minuti. Il tempo di una sinapsi. Stavo parlando con mia mamma di una sceneggiatura per un concorso sulla musica d'avanguardia, e lei mi dice che a nessuno può interessare una roba sulla musica. Io lì per lì non l'ascoltavo, poi però ho iniziato a sentirmi in colpa per il fatto che non l'ascoltavo. Noi abbiamo una parte animale forte, ma poi su alcune cose ci fermiamo e ci viene il senso di colpa. Interrogandomi proprio su questo, ho scritto. Il protagonista del corto è una macchina, ammazza tutti, e quando si accorge che non prova niente, che non ha nemmeno l'input di aiutare sua madre, esegue un suicidio. Il corto parla più dell'amoralità che del senso di colpa comunque. Non c'è punizione senza senso di colpa d'altronde. La violenza del personaggio è violazione della carne, che è anche arbitraria. A seconda delle condizioni etiche, dell'emotività della persona che la vede, avrà letture diverse. La violenza è priva di concetti, è distruzione, caos. La lettura le conferisce qualcosa per dargli un senso. Ci sono dei passaggi in sceneggiatura che puntano il dito sull'amoralità. I personaggi intorno al protagonista sviluppano trame morali, hanno reazioni rispetto alla freddezza di Pasquale. Lui risponde solo ad ordini ed esegue" (intervista rilasciata a “Lo schermo”, 14 giugno 2013).

L’esecuzione risulta in tal modo un film shockante in cui la freddezza del protagonista, macchina da guerra del sistema camorristico e solo abituato a eseguire, interpretato eccezionalmente da Pasquale Fernandez, viene a contatto con un dramma altro.


Scheda tecnica

L’esecuzione

regia di Enrico Iannaccone

soggetto di Enrico Iannaccone

sceneggiatura di Enrico Iannaccone

fotografia di Umberto Manente

con Pasquale Fernandez, Giorgia Palombi, Umberto Longobardi

produzione Italia, 2011

durata 15 minuti


Link esterni

http://www.youtube.com/watch?v=lK4wA6W7qCw