Lina Wertmüller, Io speriamo che me la cavo, a cura di Armando Rotondi

 

 

io speriamo che me la cavo

Difficile è trasformare il bestseller del napoletano Marcello D’Orta, Io speriamo che me la cavo (1990), in film. Lì si trattava di temi, veri, sgrammaticati, poetici, di bambini napoletani, raccolti da D’Orta, maestro di frontiera, ma non di una vicenda articolata. Lina Wertmüller, quasi napoletana di adozione, parte dalle suggestioni dei temi per creare un film che guarda anche alle contrapposizioni di pensiero tra Nord e Sud, non senza cadute nello stereotipo e nella macchietta.

Nel suo Io speriamo che me la cavo, pone un insegnante settentrionale, il ligure Marco Tullio Sperelli (un’ottima interpretazione di Paolo Villaggio), a contatto con la periferia partenopea, in una scuola di Corzano (località fittizia, invece dell’Arzano di D’Orta), dove viene spedito per un errore del computer invece della ligure Corsano.

Sperelli è uno straniero in terra straniera, con una mentalità diversa, in cui tutto deve essere fatto con rigore e soprattutto secondo regole stabilite. Si ritrova a disagio in una scuola fatiscente, in cui tutto sembra non funzionare e mancare la disciplina. Comprende un ruolo altro della figura di maestro, un altro modo di insegnare in una realtà in cui è importante il fatto stesso di riuscire a tenere i bambini a scuola, lontani dalla strada.

Può sembrare forse che l’uomo del Nord sia più “civile” rispetto agli abitanti del Sud, e in effetti, all’inizio, il ruolo di Sperelli sembra quello di educare un luogo dove la civiltà sembra essersi fermata, ma anche egli cambia, intessendo rapporti di amicizia, affetto e solidarietà con i suoi bambini.

La realtà rappresentata dalla Wertmüller è, forse ricorrendo troppo al folklore (specialmente nelle musiche), quella in cui le regole dello Stato sembrano assenti, ma ve ne siano altre, difficilmente comprensibili per Sperelli. La camorra non viene mai nominata, ma si sente sullo sfondo, nell’esperienza di vita dei bambini della classe, alcuni destinati a diventare “guappi” e che la scuola può e deve salvare. Si pensi al personaggio di Raffaele (Ciro Esposito), l’alunno più problematico per Sperelli e quello con cui il maestro alla fine rimarrà più legato: uno dei primi giorni di lavoro di Sperelli, Raffaele entra in classe con l'aspetto di camorrista e aggredisce il maestro, che a sua volta si lascia trasportare dall’ira e gli tira uno schiaffo; a seguito di questo episodio, il maestro si pente e decide di non tornare a scuola fino al suo trasferimento; una sera, tuttavia, la mamma di Raffaele va a parlare al maestro dicendogli di tornare a scuola e togliere il figlio dalla strada.

La camorra fa, invece, capolino nella vicenda produttiva della pellicola, che doveva, inizialmente, essere girato a Napoli, ma poi, a seguito di richieste di soldi, realizzato in provincia di Taranto.

I temi del libro di D’Orta sono presenti, letti dai vari interpreti bambini, all’interno del lavoro della Wertmüller, come compiti a casa da Sperelli, tra cui quello che dà il titolo al film, posto a conclusione: “Quale parabola preferisci? Svolgimento. Io, la parabola che preferisco è la fine del mondo, perché non ho paura, in quanto che sarò già morto da un secolo. Dio separerà le capre dai pastori, una a destra e una a sinistra. Al centro quelli che andranno in purgatorio, saranno più di mille migliardi! Più dei cinesi! E Dio avrà tre porte: una grandissima, che è l'inferno; una media, che è il purgatorio; e una strettissima, che è il paradiso. Poi Dio dirà: ‘Fate silenzio tutti quanti!’. E poi li dividerà. A uno qua e a un altro là. Qualcuno che vuole fare il furbo vuole mettersi di qua, ma Dio lo vede e gli dice: ‘Uè, addò vai!’. Il mondo scoppierà, le stelle scoppieranno, il cielo scoppierà, Corzano si farà in mille pezzi, i buoni rideranno e i cattivi piangeranno. Quelli del purgatorio un po' ridono e un po' piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle. Io, speriamo che me la cavo”.


Scheda tecnica

Io speriamo che me la cavo

regia di Lina Wertmüller

soggetto di Alessandro Bencivenni, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Domenico Saverni, Lina Wertmüller, Andrej Longo, liberamente ispirato all'omonimo libro di Marcello D'Orta

sceneggiatura di Alessandro Bencivenni, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Domenico Saverni, Lina Wertmüller, Andrej Longo

con Paolo Villaggio, Isa Danieli, Paolo Bonacelli, Gigio Morra, Adriano Pantaleo, Ciro Esposito, Sergio Solli.

produzione Italia, 1992

durata 100 minuti


Link esterni

http://www.youtube.com/watch?v=zAnZ0SyU1-U