Nota bio-bibliografica di Emilio Ghione
a cura di Armando Rotondi

TORNA a Don Pietro Caruso

 

Emilio Ghione nasce a Torino nel 1879. Dopo un passato come miniaturista, pittore di fiori e un servizio militare alla Scuola di cavalleria di Pinerolo, entra nel mondo del cinema trentenne come comparsa a cavallo in una pellicola dell'Aquila Film di Torino, diretta dall'avvocato S. Pugliese e specializzata in produzioni avventurose. Passa quindi all'Itala Film di G. Pastrone e C. Sciamengo e, nel 1911, firma un contratto con la Cines di Roma

Nella capitale, Ghione riesce finalmente a farsi notare, interpretando San Francesco ne Il poverello di Assisi (1911) di Guazzoni e dando vita, nel 1912, al sodalizio con Francesca Bertini alla Celio Film, nata da una costola della Cines. Insieme alla Bertini, per la Celio, Ghione firma Idillio tragico (1912), Lagrime e sorrisi (1912), Il pappagallo della zia Berta (1912), L'anima del demi-monde (1913), La maestrina (1913) e, soprattutto, Histoire d'un Pierrot (1913), edizione cinematografica di una delle più popolari pantomime musicali dell'epoca e maggiore successo di Ghione come attore.

Nel 1913, Ghione, ormai attore di punta per la Celio, debutta regista, girando La cricca dorata, L'idolo infranto, Fantino e gentiluomo, per passare l’anno successivo alla Caesar Film come primo attore, regista e direttore artistico, ma soprattutto qui inventa il celebre personaggio di Za la Mort, che impone la sua maschera di uomo con un volto pelle e ossa, dai capelli radi, e un fisico asciutto, nervoso ed elegante.

Il personaggio, creato in seno alla Caesar, viene proposto con successo anche alla Tiber Film, dove Ghione è assunto nel 1915 e protagonista di pellicole come Anime buie (1916), Il triangolo giallo (1917) e il serial I topi grigi (1918).

Negli anni della Tiber Film, accanto alla serie di Za la Mort, Ghione rivolge la sua attenzione anche per altre tipologie di film come lo storico Guglielmo Oberdan (1915) e la pellicola d'ambientazione realistica Don Pietro Caruso (1916), tratta dall'omonima opera teatrale di Roberto Bracco.

Nel 1920, l’artista lascia la Tiber per fondare una propria casa di produzione, la Ghione Film, continuando a scrivere, dirigere e interpretare la serie di Za la Mort e drammi mondani, per spostarsi nel 1924 in Germania per un anno a causa della crisi che colpiva il cinema italiano.

L’anno successivo, una volta rientrato in patria, Ghione decide di chiudere la causa di produzione e di ritirarsi come regista, preferendo concentrarsi sul lavoro dell’attore in kolossal storici in costume. È così il principe napoletano in Cavalcata ardente (1925) di Carmine Gallone e un antico sacerdote in Gli ultimi giorni di Pompei (1926) di Amleto Palermi.

Ghione, nel 1926, intraprende la via del teatro, sempre a causa delle sempre più rare scritture cinematografiche, entrando nella Compagnia delle maschere e del colore del Pittaluga, e formata da ex attori del cinema muto, tra cui Collo e la Sambucini. Il successo della compagnia è, tuttavia, solo iniziale.

Nel 1928 interpreta la commedia gialla Broadway di Dunning e Abbott, e, l’anno seguente, crea una propria compagnia di avanspettacolo con cui realizza Mit la gigolette e Il parlatorio del carcere. Sempre nel 1929 si trasferisce a Parigi in cerca di fortuna, ma si riduce a vivere sotto i ponti della Senna, prima di un improvviso ricovero in un ospedale francese. Decide quindi di tornare a Roma e trascorrere lì i suoi ultimi mesi di vita. Dopo diverse peripezie e la generosità di Lina Cavalieri, riesce a raggiungere la capitale italiana dove muore il 7 gennaio 1930.


Filmografia essenziale come interprete e regista

Il Circolo Nero (1913).

Idolo infranto (1913).

Nelly la gigolette o La danzatrice della Taverna Nera (1914).

Gespay, fantino e gentiluomo (1914).

Guglielmo Oberdan, il martire di Trieste conosciuto anche come Oberdan (1915).

Sposa Nella Morte (1915).

Teresa (1915).

Za la Mort (1915).

Anime buie (1916).

Don Pietro Caruso (1916).

La grande vergogna (1916).

La rosa di Granada (1916).

Tormento gentile (1916).

Un dramma ignorato (1917).

Il numero 121 (1917).

Il triangolo giallo (1917).

L'ultima impresa (1917).

Nel gorgo (1918).

I topi grigi (1916-1918).

Dollari e fraks (1919).

Il castello di bronzo (1920).

L'ultima livrea (1920).

Il quadrante d'oro (1920).

I quattro tramonti (1920).

Senza pietà (1921).

Quale dei due?, titolo alternativo Za la Mort contro Za la Mort (1922).

Le due catene (1923).

Ultimissime della notte (1923).

Za la Mort - L'incubo di Za la Vie, titolo originale Za la Mort - Der Traum der Za la Vie (1923/1924), produzione tedesca.

 

Filmografia essenziale come interprete

Agnese Visconti di Giovanni Pastrone (1910).

Triste fascino di Oreste Mentasti (1911).

L'arma dei vigliacchi di Baldassarre Negroni (1913).

L'avvoltoio di Emilio Ghione e Baldassarre Negroni (1913).

La bufera di Baldassarre Negroni (1913).

La cricca dorata di Emilio Ghione e Baldassarre Negroni (1913).

La donna altrui di Baldassarre Negroni (1913).

Histoire d'un Pierrot di Baldassarre Negroni (1913).

Ninì Verbena di Baldassarre Negroni (1913).

Per il blasone di Baldassarre Negroni (1913).

L'ultimo atouto di Baldassarre Negroni (1913).

La cavalcata ardente di Carmine Gallone (1923).

Gli ultimi giorni di Pompei di Carmine Gallone e Amleto Palermi (1926).

 

Bibliografia essenziale

G. Calendoli, L'amabile teschio di Za la Mort, in “Filmcritica”, novembre 1952, pp. 139-142.

D. Lotti, Emilio Ghione l'ultimo apache. Vita e film di un divo italiano, Cineteca di Bologna, Bologna 2008.

V. Martinelli, Za la Mort, Cineteca di Bologna, Bologna 2007.

R. Renzi, La fiamma nera di Za la Mort, in “Cinema”, 15 ag. 1951, pp. 82 s.

F. Soro, Splendore e decadenza di Za la Mort, in “Cinema”, 10 genn. 1938, pp. 22 ss.