È troppo tardi per scappare


Autore: Gildo De Stefano

Casa editrice: IlmondodiSuk
Anno: 2013
Genere: narrativo


Recensione di Antonio Filippetti (pubblicata su «La Repubblica», 27 luglio 2013)


Di libri sulla camorra, come si sa, se ne pubblicano a getto quasi continuo, al punto tale che spesso, proprio in ragione della consistenza dell' offerta, si ha la sensazione che si sfrutti il "filone" per motivi meramente commerciali e alla fine si ottiene un risultato opposto a quello delle intenzioni: si finisce cioè, giocoforza, per assegnare ai diversi protagonisti malavitosi una statura letteraria che è, guarda caso, funzionale solo alla malavita stessa. Tuttavia, il genere va avanti ma occorre anche distinguere. Il trittico di racconti che Gildo De Stefano manda in questi giorni in libreria si qualifica diversamente. E questo per due ordini di motivi: il primo è che lo scrittore ha scelto tre storie distinte attribuendo a ciascuna una angolazione diversa per quanto riguarda il plot narrativo: infatti, il primo racconto, quello del titolo, è ad esempio un testo ben più lungo ed articolato rispetto agli altri due e nel quale De Stefano costruisce una storia articolata e precisa. Ma nel contesto del libro, proprio gli altri due racconti (assai più stringati, come detto, per numero di pagine) rappresentano il controcanto felice dell' humus intellettuale che sorregge l' intero progetto letterario e ci riporta nel pieno della letteratura italiana che ha proprio nella dimensione del racconto (spesso quello breve) il termine di misura più propizio per una valutazione critica, giacché in questo "genere" (e non nel romanzo) che si sviluppa e si ritrova la tradizione narrativa nazionale. E poi qui non c' è sotterfugio: l' autore dimostra di riconoscersi nel racconto appunto, senza pretendere (come troppo spesso avviene a sproposito) di avventurarsi nella corposità magmatica del romanzo. Quello vero, beninteso. Ma qui sta poi il pregio dell' operazione letteraria di De Stefano, che riesce a darci la misura linguistica del suo talento grazie alla costruzione di una unità di linguaggio che è al tempo stesso preciso ed allusivo, immediato ed evocativo, come accade appunto agli scrittori veri. C' è poi l' altro aspetto che va sottolineato e che consiste nella capacità di descrivere e "inventare" un universo senza speranza, ma che si sostanzia in una rappresentazione posticcia, senza reali vie di uscita e proprio per questo atteggiato sul limite di una condizione criminosa e amorale. Di questo universo lo scrittore coglie - grazie proprio alla scelta del registro linguistico di cui si è detto - l' aspetto più sensibile e indifeso, ponendo in primo piano la condizione femminile, ovvero delineando le storie intorno alle donne cosiddette d' onore ma che alludono ovvero interpretano e addirittura testimoniano un'esperienza infima e subumana. Le vicissitudini che ruotano intorno alle figure di Veronica, Carmela o Nunziatina ci fanno capire il senso del libro ed il suo titolo "profetico", vale a dire l' impossibilità di fuggire da una esistenza tutta scontata ed ormai protesa sull' orlo di un inevitabile abisso.