Maurizio de Giovanni, Quando guarisco, a cura di Annalisa Castellitti


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È una cruda testimonianza quella che riempie le pagine del breve, ma intenso, racconto di Maurizio De Giovanni. Quando guarisco è la storia di una voce narrante anonima, che spiega in prima persona le cause della sua malattia.

Vittima di un ambiente avvelenato, inconsapevole del vero colpevole del suo male, il protagonista della storia guarda attraverso una finestra alcuni suoi coetanei giocare a pallone, nella speranza di poterli raggiungere presto. Ed è in questa metafora della vita che diventa oblio, ricordo di un tempo che fu e che, forse, non sarà mai futuro, il lettore coglie il senso del messaggio autobiografico. Da un lato un figlio che aspetta il fine settimana per riabbracciare il padre; dall’altro un uomo, che lavora tanto per pagare le cure mediche. Da una parte un bambino ammalato, pallido e senza capelli né peli, che non si regge in piedi e ogni tanto vomita; dall’altra un padre lontano, che guida un camion, un camion enorme adibito al trasporto di certi bidoni che dal Nord devono essere portati verso il paese dei roghi.

L’uno di fronte all’altro. La vittima e il carnefice. «A me piacciono – afferma il bambino – i cavolfiori con la pasta. Mi piacciono assai». Peccato che quei cavolfiori vengano piantati su una terra tossica, dove viene sotterrata «certa roba che non serve più e si deve buttare». Le parole si fanno immagini. E le immagini ricostruiscono scenari reali e (in)visibili agli occhi ingenui di un bambino: «Mi ha detto papà che quando guarisco mi porta con lui, e forse mi fa guidare un poco il camion. Lui manovra i pedali, perché ho le gambe corte e non ci arrivo, ma in braccio a lui posso girare lo sterzo. Che bello sarà. Devo solo aspettare».


Edizione di riferimento

M. DE GIOVANNI, Quando guarisco, in La zona grigia. Scrittori per la legalità, a cura di Patricia Bianchi, Guida Editori, 2014, pp. 43-44.