Raffaele Cantone, Morire a Secondigliano, a cura di Annalisa Castellitti


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Quando un’immagine ritorna troppo spesso nella mente e si trasforma in ricordo, allora vuol dire che qualcosa che appartiene al passato può, ad ogni istante, riaffiorare dalla memoria per scalfire il presente. Ed è quello che racconta Raffaele Cantone nella sua testimonianza "Morire a Secondigliano", quando ricorda un episodio risalente alla fine di settembre del 2007. Allora era ancora sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli e di lì a qualche giorno sarebbe passato al Massimario della Corte di Cassazione. Tutto quello che aveva vissuto quel giorno, quindi, da domani non gli sarebbe più appartenuto.

Si tratta di un omicidio avvenuto a Napoli, nelle case celesti di Secondigliano, dove fu ucciso il diciannovenne Ciruzzo ʼo milionario, legato inizialmente al clan di Lauro e successivamente passato agli scissionisti.

Colpisce del racconto di Cantone la dovizia di particolari, così come la descrizione degli scenari con i quali si accordano gli umori e i sentimenti. «Solita folla in strada – ricorda il magistrato – con qualcuno che piangeva, dai balconi affacciate tante persone e persino dei bambini che chissà cosa pensavano. Avrò visto nei miei turni pregressi non so quanti morti, nelle condizioni più diverse, ma mai avevo mantenuto ricordo di come erano vestiti; forse quel giorno era il mio stato d’animo che mi portavo dentro a farmi essere più attento a questi particolari di nessun rilievo investigativo».

E dall’acuta osservazione nasce una profonda riflessione sugli stili e i costumi dei ragazzi di oggi, i quali si ispirano a miti sbagliati, affezionandosi alle cose più che alle persone: «Che serviva cercare di arrestare persone, sgominare clan, sequestrare beni se i modelli culturali di questi ragazzi erano quelli dell’effimera ultima moda per ottenere la quale si era disposti ad ammazzare e a farsi ammazzare?».


Edizione di riferimento

R. CANTONE, Morire a Secondigliano, in Storie di ragazzi tra legalità e camorra. Narrativa, testimonianze e teatro, a cura di Luigi Merola, Guida Editori, 2014, pp. 15-26.