Manlio Santanelli, Il mio cuore nelle tue mani, a cura di Annalisa Castellitti


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Una cappella in penombra. Due donne sono inginocchiate ai piedi di San Gennaro. Le accomuna, in maniera diversa, la fede religiosa.

Entrambe cinquantenni: la prima donna è di origini plebee e il suo carattere estroverso si manifesta nel suo dialogo schietto e passionale con il santo, la seconda è invece di origini borghesi e si dimostra al cospetto di San Gennaro con atteggiamento timido ed introverso. Due anime di uno stesso corpo, quello di madre. Due voci dello stesso coro, quello di una città martoriata, dove ci vuole poco o niente per avviare un giovane sulla buona o sulla cattiva strada.

Le protagoniste quindi sono, anzitutto, due madri che si ritrovano da sole ad affrontare la prova più dura, quella di insegnare ai propri figli le norme che regolano la scuola della vita, una vita che deforma anche i caratteri più saldi. Infatti una madre è destinata ad «avvelenarsi la vita, prima di vedere un figlio sistemato», perché non è semplice assicurargli «una sistemazione onesta e operosa, un’attività in pace con la sua coscienza». Ma talvolta «per assaporare le gioie della vita si deve passare attraverso mille pene», per mezzo delle quali si impara spesso a lottare o semplicemente a difendersi in mezzo al pericolo.

E la preghiera a San Gennaro si trasforma pian piano in supplica: «tu hai la chiave che apre il cuore di tutte le madri», perché solo l’aiuto del santo sembra poter alleviare l’angoscia che stringe il cuore delle due donne, preoccupate per il destino che attende Gennariniello e Aurelio. E come se fossero dinanzi ad uno specchio capovolto, i due giovani consumano i loro anni percorrendo strade opposte, fino a trovarsi l’uno di fronte all’altro.

Il cuore nelle mie mani è un testo che va letto tutto di un fiato, grazie ad una prosa avvincente, segnata dal susseguirsi delle anafore che scandiscono il ritmo dei due monologhi, fino a fonderli in un unico dialogo tra le donne e il santo.

La scrittura di Santanelli sembra seguire il filo invisibile dei pensieri che le protagoniste rivolgono al suo interlocutore, pensieri che si alternano e si completano a vicenda in un continuum espressivo e tematico.

E quando il filo si spezza, la preghiera termina. Rimasta vuota, la cappella si oscura fino a diventare totalmente buia.


Edizione di riferimento

M. SANTANELLI, Il mio cuore nelle tue mani, in Storie di ragazzi tra legalità e camorra. Narrativa, testimonianze e teatro, a cura di Luigi Merola, Guida Editori, 2014, pp. 115-136.