Ulderico Pesce, Asso di monnezza. Il traffico illecito di rifiuti, a cura di Armando Rotondi


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Il lucano Ulderico Pesce è, senza dubbio, uno dei più interessanti esponenti in Italia di un teatro di impegno civile e di un teatro di parola e narrazione. Ascrivibile alla stessa tipologia teatrale di Marco Baliani, Ascanio Celestini o Marco Paolini, Pesce è, ad ogni modo, un drammaturgo, regista e attore di primo piano con una propria identità intellettuale e stilistica precisa e di grande valore. Scrive Luca Vido: “Ulderico Pesce, sempre fedele (e giustamente) a se stesso, prosegue la strada non sempre facile, del teatro civile. Anzi di vera e propria denuncia (con tanto di raccolta firme, per petizioni ad hoc, sul suo sito: www.uldericopesce.it)” (L. Vido, Da Pianura al traffico illecito: così Ulderico Pesce dal palco cala il suo Asso di monnezza, “Il Giorno”, 2 febbraio 2008).

Cronista, per sua stessa definizione, Pesce rivolge l'attenzione, attraverso i suoi monologhi, verso argomenti scottanti (Storie di scorie, FIATo sul collo, Il triangolo delle schiavi o A come... amianto), ponendosi molte volte come precursore, ad esempio con Asso di monnezza prima dell'esplosione di Gomorra, o verso storie controverse e/o dimenticate, come L'innaffiatore del cervello di Passanante, dedicato all'anarchico che nel 1878 con un coltellino ferì re Umberto I di Savoia.

A ben guardare la sua produzione, l'occhio indagatore di Pesce si concentra per lo più sul Sud, di quel Sud quasi sempre sottostimato in ottica nazionale e i cui problemi vengono relegati a torto in ambito locale. Pesce dà così voce e anima ai 21 giorni di lotta degli operai della FIAT di Melfi in FIATo sul collo o fornisce uno sguardo critico forte su Scanzano, sulla costa ionica, in Storia di scorie. Il pericolo nucleare italiano, probabilmente il suo testo e spettacolo più famoso e acclamato.

Proprio con Storia di scorie sembra avere un collegamento diretto Asso di monnezza. Il traffico illecito di rifiuti. Nel monologo, in questione, sono ben evidenti sia quegli elementi e quelle tematiche che costituiscono per Pesce una costante, in primo luogo una grande sensibilità verso l'ambiente minato dal malaffare, sia alcune peculiarità stilistiche.

Anche in questo caso affronta una tematica legata solo superficialmente al Mezzogiorno ma invece di interesse e implicazioni nazionali. Si nota su “La Repubblica”, sezione Milano, in occasione della presentazione dello spettacolo presso la “Fabbrica del Vapore”: “Qui, però, i rifiuti non sono quelli urbani che soffocano Napoli, i rifiuti industriali e il loro traffico illecito” (S. Spaventa, Pesce racconta le verità nascoste sotto la monnezza, “La Repubblica”, Milano, 25 gennaio 2008). E lo stesso Pesce, nello stesso articolo, afferma: “È una balla colossale che il problema dei rifiuti appartenga al Sud e il ricco Nord sia corretto e civile. I rifiuti tossici partono da Lombardia e Veneto e vengono quotidianamente versati nel mare e sulla terra agricola del Sud, cromo, cobalto, arsenico e altri veleni. Io lo dimostro con dati oggettivi” (Ibidem).

Basandosi sugli atti della magistratura e sul rapporto sulle ecomafie stilato da Legambiente, Pesce imbastisce sapientemente un discorso sul traffico illecito di rifiuti, utilizzando una tecnica che gli è propria: parte da una microstoria per allargare poi il campo al macro.

In questo caso, prende spunto dalla storia vera di Marietta e della sua famiglia che vivono a Napoli, zona Pianura, in una casa che affaccia sulla discarica abusiva. Proprio la discarica e i fumi tossici che da essa provengono sono stati causa dei tumori che hanno martoriato al sua famiglia. Attraverso la (micro)vicenda di Marietta e attraverso la figura della donna, Pesce procede con una presa di coscienza che investe lo spettatore: Marietta, che non ha studiato, inizia comunque a documentarsi, comprende il pericolo dato dai rifiuti tossici e scopre la differenziata. Cambia quindi vita.

Come detto, l'autore procede dal micro per giungere al macro e in effetti la prospettiva si allarga volo di uccello e il discorso, con l'avanzare dello spettacolo, si fa sempre più ampio. Vengono quindi denunciati apertamente i clan camorristici, le istituzioni pubbliche coinvolte, gli imprenditori che scendono a patti con la criminalità e le ditte che vendono fertilizzanti per l'agricoltura che invece è materiale tossico. Afferma Pesce in un'intervista al “Corriere della sera”, sezione Roma: “Ho visitato discariche di quasi tutt'Italia, ho visto e ascoltato le vicende terribili delle persone che vi abitavano vicino e che morivano per questo o mettevano al mondo bambini deformati. Il testo è stato scritto grazie anche alla documentazione ufficiale della magistratura e al rapporto ecomafie di Legambiente. Parecchie indagini citate nella rappresentazione sono tuttora in corso. Denuncio i clan mafiosi che svolgono questa criminale attività, i funzionari di istituzioni pubbliche coinvolti e i titolari di finte ditte che forniscono fertilizzante per l'agricoltura e che appaiono come impazziti: sbandano, si tuffano sul putridume, litigano e si azzuffano per una busta di plastica... non sembrano  più degli uccelli, ma delle iene”. (U. Pesce in E. Costantini, Monnezza spa. Ulderico Pesce svela a teatro i traffici illeciti sui rifiuti, “Corriere della sera”, Roma, 11 novembre 2010).

In un'altra intervista, Pesce entra nello specifico della storia di Marietta: “Io giro e raccolgo notizie. Ho conosciuto ad esempio Marietta, che abita a Pianura, con balcone sulla discarica, e lei ha madre e padre morti di tumore fulminanti, più una sorella ammalata ai reni. Marietta è arrabbiata con lo Stato, con la malavita, ed è in conflitto con un marito che per sintesi fittizia (ci vuole un po' di fiction...) è un professionista della mondezza. Marietta si ribella e cerca d'adottare a distanza la raccolta differenziata che è ancora troppo lenta in Italia e che rappresenta la salvezza in poche isole felici come il quartiere Colli Aniene a Roma, una Roma che Roma che finora se la cava perché può contare sulla discarica enorme di Malagrotta, un logo non tanto sano. Ma gli affari prosperano ovunque in questo campo” (U. Pesce in R. Di Giammarco, E ora va in scena lo spettacolo della “monnezza” che viene dal Nord, La Repubblica, 25 gennaio 2008).

A fare da contraltare alla vicenda di Marietta, vi è la storia del marito Nicola e del figlio Cristian: essi “nascondono” i rifiuti. Sono infatti due malavitosi che smaltiscono illegalmente rifiuti industriali pericolosi provenienti dal Nord (non solo italiano) e sversano in mare, nei fiumi, nella terra agricola o seppelliscono in discariche abusive.

Ed ecco quindi che trova senso l'intelligente titolo del monologo, Asso di monnezza. Si legga, a tal proposito, quasi ad inizio del monologo:

 

Lui ha tre carte napoletane. L’asso di bastoni, l’asso di spada, poi, su una terza carta, ha disegnato un bidone dell’immondizia, quello è l’asso di monnezza, la più importante, “questa mea truvà”. Lui mischia le carte, veloce veloce te le fa vedere.

“Allora questo è l’ass’ e baston’ e non serve non ti fa frecà, qua c’è l’asso di spade e manco serve, non t’fa frecà, quest’è l’asso ’e monnezza e serve, me la devi trovare. Allora guarda buon’, l’asso ’e bastone è qua, non ti fa frecà e lo metto qua, l’asso di spade è qua e lo metto qua, l’asso ’e monnezza è qua e lo metto qua, allora addò sta?”

 

Nota Luca Vido che Nicola e Cristian nascondono i rifiuti “come nel gioco delle tre carte, del quale Nicola è maestro, e nel quale la carta vincente non è l'asso di denari, ma quello di monnezza. Perché dove c'è la monnezza ci sono i soldi e dove ci sono i soldi c'è la malavita” (L. Vido, Da Pianura al traffico illecito... cit.). Scrive invece Federico Raponi su “Liberazione”: “Al tavolo del poker d'azzardo, la carta nella manica è l'imbroglio che può determinare una partita e sbancare gli avversari. A questo fa riferimento Asso di monnezza” (F. Raponi, Teatro civile tra la monnezza: Ulderico Pesce asso di Pianura, “Liberazione”, 31 gennaio 2008).

La “monnezza” viene vista quindi come un maledetto imbroglio, un asso nella manica in un gioco d'azzardo di grande pericolosità, in un contesto, ovvero l'Italia nella sua interezza, in cui vincerà sempre, e purtroppo, l'asso di monnezza.

Questo rapporto tra micro e macro si evidenzia non solo nell'architettura drammaturgica del monologo, ma anche da un punto di vista linguistico, ma anzi la lingua è veicolo della sovrapposizione delle vicende locali e il quadro nazionali: “Qui la lingua nazionale si innesta sul vernacolo lucano, le vicende si sovrappongono, diventano transregionali rivelando che i 'cattivi' non sono sempre e solo i soliti, ma sono anche giù al Nord” (E. Dente, “Asso di Monnezza”, l'Italia dei rifiuti nel monologo di Ulderico Pesce, “Il Sole 24 Ore”, 1 febbraio 2008).

Da un punto di vista della resa scenica del monologo, invece, Pesce predispone pochi elementi (un banchetto, un tavolo e una sedia). Si affida a una gestualità efficace e in una capacità comunicativa davvero sapiente che cerca costantemente un rapporto diretto con il pubblico. Come detto, lo stesso autore e interprete si considera un cronista. Si tratta, quindi, di un autore e soprattutto di un attore che divulga. Ma la sua divulgazione non è distaccata, non è declamazione distaccata o epica nel senso brechtiano del termine. Pesce è partecipe delle storie cui dà voce e dei drammi dei suoi “personaggi teatrali narranti”. Denuncia a gran voce, racconta, insegna, ma allo stesso tempo diverte, commuove e si commuove.

 

Bibliografia essenziale


  • E. Costantini, Monnezza spa. Ulderico Pesce svela a teatro i traffici illeciti sui rifiuti, “Corriere della sera”, Roma, 11 novembre 2010.
  • E. Dente, “Asso di Monnezza”, l'Italia dei rifiuti nel monologo di Ulderico Pesce, “Il Sole 24 Ore”, 1 febbraio 2008.
  • R. Di Giammarco, E ora va in scena lo spettacolo della “monnezza” che viene dal Nord, La Repubblica, 25 gennaio 2008
  • F. Raponi, Teatro civile tra la monnezza: Ulderico Pesce asso di Pianura, “Liberazione”, 31 gennaio 2008.
  • S. Spaventa, Pesce racconta le verità nascoste sotto la monnezza, “La Repubblica”, Milano, 25 gennaio 2008.
  • L. Vido, Da Piaura al traffico illecito: così Ulderico Pesce dal palco cala il suo Asso di monnezza, “Il Giorno”, 2 febbraio 2008.

 

Edizione di riferimento

Testo inedito su gentile concessione dell'autore