Il caso non è chiuso. La verità sull'omicidio Siani


Autore: Roberto Paolo

Casa editrice: Castelvecchi Editore
Anno: 2014
Genere: inchiesta giornalistica


Recensione di Gianluca Abate (pubblicata sul «Corriere del Mezzogiorno», 16 dicembre 2014)


E se la camorra avesse condannato a morte Gianluca Siani – il giornalista del Mattino ucciso il 23 settembre del 1985 – per le sue denunce sul business delle coop dei detenuti e non per la rivelazione del presunto tradimento dei Nuvoletta a Valentino Gionta? È questa la domanda che attraversa le 263 pagine del libro di Roberto Paolo “Il caso non è chiuso” (edito da Castelvecchi) e l’inchiesta riaperta dalla Procura di Napoli nel 2010 sulla scorta dell’inchiesta del giornalista del “Roma” nata dalle rivelazioni contenute in un altro libro, quello del boss Giacomo Cavalcanti (“Viaggio nel silenzio imperfetto”). Fu proprio il padrino a fornire la prima traccia, scrivendo nel suo romanzo di aver parlato in carcere «con uno dei due autori materiali», il quale gli avrebbe riferito che «i mandanti erano Salvatore e Ciro Giuliano». Una versione che cambierà sentito dai magistrati («Me lo disse il boss dei Quartieri Spagnoli, Antonio Ranieri detto Polifemo»), ma che nella sostanza non sposta il nuovo scenario delineato nel libro di Roberto Paolo.

Scenario che, è bene chiarirlo subito, non si pone in contrasto con la verità giudiziaria acquisita fino a questo momento, ma disegna una scena del crimine più complessa, nella quale i due condannati in via definitiva con l’accusa di essere gli esecutori materiali del delitto non risultano innocenti ma coinvolti in altri ruoli, e ad avere interesse all’eliminazione del giornalista sarebbe stato più di un clan. E c’è un omicidio che, più di ogni altro, può aiutare a far luce sul delitto Siani. È quello di Vincenzo Cautero, ucciso quattro mesi dopo Giancarlo: gestiva una cooperativa di detenuti per conto dei Giuliano, ed è lui che avrebbe fornito informazioni al giornalista per la sua inchiesta. Del suo delitto non ha parlato nessuno dei Giuliano, eppure Cautero era figlio di una Tolomelli, famiglia legata al clan di Forcella. Svelare questo giallo, forse, potrà consentire di appurare se davvero Siani fu ucciso da Paolo Cotugno e Alessandro Apostolo. Sono due killer del clan Giuliano. E sono entrambi morti. Non lo sono però gli altri protagonisti citati nel libro.

Che, ovviamente, racconta un’ipotesi. Evidentemente non campata in aria, se l’inchiesta è stata riaperta, ma pur sempre un’ipotesi. Sarebbe però un errore non approfondirla nell’errata convinzione che punti a sminuire il lavoro svolto allora dagli inquirenti o, peggio, a scagionare criminali. Che alla fine, a dire se «il caso non è chiuso», dovrà essere comunque la Procura.