Bentornati in casa Esposito. Un nuovo anno tragicomico


Autore: Pino Imperatore

Casa editrice: Giunti Editore
Anno: 2013
Genere: romanzo


Recensione di Fabrizio Coscia (pubblicata su «Il Mattino», 27 febbraio 2013)

 

Tonino Esposito è un uomo senza qualità: camorrista mancato, marito tradito, padre disprezzato, una ne fa e cento ne sbaglia e sembra attirarsi i guai dovunque vada e comunque si muova. Lo abbiamo conosciuto nel fortunato romanzo d’esordio di Pino Imperatore, “Benvenuti in casa Esposito”, questo simpatico antieroe, ignavo e imbranato, che si ostina a voler emulare, senza riuscirvi, le gesta del padre, temuto boss della camorra morto ammazzato. E con lui la sua pittoresca famiglia, comprensiva di figli, nonni, suoceri, domestica ucraina, più iguana e coniglio bianco al seguito, tutti insieme in una palazzina del rione Sanità. Lo avevamo lasciato intento a spalare letame in un allevamento di bufale per sfuggire alla collera del suo boss, dopo l’ennesimo, disastroso errore commesso. E lo ritroviamo, più smarrito e inadeguato che mai, nel sequel da poco uscito “Bentornati in casa Esposito. Un nuovo anno tragicomico” (Giunti, pagg. 288), alle prese con i primi dubbi e domande sul senso della (mala)vita. Imperatore torna, dunque, a raccontare le disavventure tragicomiche della famiglia Esposito, riprendendo il suo viaggio «dentro la camorra», con il grimaldello dell’umorismo che il potere di rivelare debolezze, cafonerie e miserie della criminalità organizzata vista dal basso, con un effetto parodistico capace di allontanare qualsiasi rischio di mitizzazione o di retorica noir.

Il nuovo romanzo sviluppa e approfondisce il discorso avviato nel primo. A reggere le fila della storia c’è il percorso esistenziale di Tonino, con i suoi goffi tentativi di reinserirsi all’interno del clan in un ruolo attivo. Arriva persino a candidarsi come consigliere comunale nella poco raccomandabile lista civica «Napoli mia bella Napoli», con un comizio finale in cui, non sapendo assolutamente cosa dire, si limita a raccontare un paio di patetiche barzellette tra lo stupore dei presenti. Per impedirgli di combinare altri guai, il suo boss – che fino ad allora lo ha tollerato, protetto e pagato solo per onorare  la memoria del padre – lo costringe agli arresti domiciliari. Ma dopo aver scoperto che la sua procace moglie lo ha tradito proprio con don Pietro De Luca, Tonino si allontana da casa, umiliato e offeso.

Ma alla vis comica del protagonista e di altre figure di contorno, Imperatore contrappone anche un registro serio, soprattutto nel delineare la figura di un nuovo personaggio, il prete anticamorra don Francesco, amico d’infanzia del boss, convinto che il Sistema si può battere, perché «non vale niente»: la sua fede e il suo coraggio civico non mancheranno di far vacillare le certezze criminali di don Pietro ʼo Tarramoto, e troveranno nella giovane Tina, la figlia ribelle e coraggiosa di Tonino, terreno fertile per un riscatto possibile. Ed è proprio questa riuscita commistione tra umorismo e dramma a caratterizzare il nuovo romanzo: da un lato le improbabili ed esilaranti missioni di morte a Barcellona di Tatore Mezarecchia e Ciruzzo ʼSchiattamuorto; dall’altro le violente faide di camorra che coinvolgono tragicamente anche vittime innocenti, alle quali è dedicato il libro. Imperatore sa far sorridere, molto spesso ridere, ma allo stesso tempo riflettere e indignare. «La camorra non ha una logica. Non conosce Arisotele e se ne frega della filosofia – scrive – La camorra non ha un logos. È completamente priva di ragione». In altre parole, e molto più semplicemente, «la camorra è stupida». Alla fine, di questa lampante verità è costretto ad accorgersi perfino Tonino Esposito. E se ci arriva lui, l’everyman della Sanità, la speranza per tutti resta ancora viva.