Vicarìa. Un'educazione napoletana


Autore: Vladimiro Bottone

Casa editrice: Rizzoli
Anno: 2015
Genere: romanzo


Recensione di Ida Palisi (pubblicata il 25 gennaio 2014 su «Il Mattino»)

 

«Per i napoletani è il Serraglio. Come a dire una specie di carcere. Un’opera mastodontica, nata con l’ambizione megalomane di risanare le sette piaghe cittadine. Quasi da subito però, si è aggiunta as esse divenendone l’ottava». Siamo nel 1841, e il Real Albergo dei Poveri voluto da Carlo III di Borbone per accogliere la massa di indigeni della città è stato già trasformato da Ferdinando delle II delle Due Sicilie in una cittadella, una città nella città dove trovavano posto gli orfanelli, le donne perdute ma anche i militari e persino una scuola di musica. Sono gli anni delle riforme, dei rapporti commerciali e culturali (e delle crisi) con gli inglesi, delle luci a gas e della prima ferrovia d’Europa. Di una città ancora rurale eppure capitale, e di un mondo che viaggia a due velocità, progressista e sfruttatore, sfiorato dagli sconvolgimenti epocali che altrove portano industria e cambiamento, e qui sconcertanti contraddizioni e rovine sociali. In questa Napoli borbonica di metà Ottocento Vladimiro Bottone ambienta un romanzo di grande impatto emotivo e un’alta prova di narrativa storica in chiave mistery: Vicarìa. Un’educazione napoletana (Rizzoli, pagg. 492).

Il piccolo Antimo, un bel bambino con la vocazione per la musica, ha fatto breccia nel cuore dell’inglese Emma Darshwood, dolce e gentile insegnante nella scuola del Reclusorio. Ma l’orfanello non avrà il tempo di realizzare i suoi sogni, né di scappare dal Real Albergo che per centinaia di bambini e di derelitti come lui è piuttosto un pericolosissimo carcere, perché lo aspetta già una terribile morte. Che sarebbe passata sotto silenzio, camuffata come quella di qualcun altro, un «vegliardo», se non fosse per l’indole coscienziosa di Gioacchino Fiorilli, ufficiale incorrotto in un contesto di malaffare e di connivenza con la camorra. Sarà anche questa sua scrupolosità e ostinazione a voler vederci chiaro, che Fiorilli si merita l’incarico di commissario nel quartiere più malfamato della città, Vicarìa appunto. A lui il compito di fare pulizia e di interrompere la catena di scambi di favori e di potere tra gendarmeria e malavita, che lo porta a scendere nel fango dei quartieri malfamati e a contatto con medici pedofili e calcolatori, funzionari dall’equivoca moralità e poliziotti con la stessa mentalità dei camorristi con cui sono cresciuti. Il caso del piccolo Antimo diventa l’ossessione che lo avvicina al mondo della bella Emma ma lo tira anche nel vortice del popolino che ruota attorno al tribunale della Vicarìa, dove i napoletani attendono l’estrazione del Regio Lotto.

Sogni, numeri e varia umanità si mescolano con le strade di una giustizia che finisce con l’essere più cieca della fortuna, mentre Bottone ci restituisce ritratti memorabili di personaggi inventati su contesti reali, che furono e ancora sono: dalla collina di San Martino ai vicoli bui dei Quartieri Spagnoli, in un costante contrasto di luci e ombre, di bon ton e lascivia, tra amori frustati, empatie e allucinazioni. C’è il cuore napoletano che pulsa, in questo romanzo, dove Napoli e il suo popolo diventano paradigmi universali come la città e la gente perduta e bella di Dickens, con la lingua impastata di ieri e di oggi che l’autore risveglia ai sensi e al cuore.