La bestia


Autore: Raffaele Sardo

Casa editrice: Melampo
Anno: 2008
Genere: romanzo


Recensione di Stella Cervasio (pubblicata su «La Repubblica», 20 ottobre 2008)

 

Vittime innocenti. L' aggettivo è un rafforzativo: di solito la vittima è già tale solo per aver perso la vita. Ma se è innocente, allora l' esecrazione è ancor più pesante. Nel territorio di Gomorra, nei feudi maledetti di Camorra-land, a Casal di Principe - dove ogni volta che c' è un giro di interviste tra gli abitanti, sembra che vivano tutti da un' altra parte - il grosso delle vittime non è innocente. Ma Raffaele Sardo, che in quel territorio ostinatamente vive e lavora, ha invece cercato, nella memoria e nella cronaca vicina, di ricostruire un inventario di chi non ha colpito ma è stato colpito da mano assassina. Non si viene uccisi soltanto con i proiettili. Le storie che Sardo racconta nel suo libro "La bestia" (editore Melampo, pagg. 162), da oggi in libreria con una introduzione di Roberto Saviano, sono storie di morte da piombo e di condanne fatte di parole a volte anch' esse mortali. Vittime innocenti sono quelli che restano: scampati alla ferocia, feriti e sopravvissuti, gli amici, i parenti. Loro sono ancora qui. Di loro non si parla più. Al momento del dramma, erano comprimari e la loro storia, a torto, non viene più raccontata e seguita. Fa parte di un memoriale familiare, non raggiunge i più. I protagonisti dimessi, sconosciuti delle pagine del libro, sono Iolanda Diana, la madre di don Peppino Diana, morto di camorra e vittima di un linciaggio morale che lo voleva affiliato a un clan. Ferdinando Nuvoletta, padre del carabiniere Salvatore, ucciso a 20 anni nell' 82. Giuseppe e Filiberto Imposimato e Maria Luisa Rossi, figli e vedova di Franco Imposimato, vittima di una vendetta trasversale della camorra contro suo fratello, il giudice Ferdinando. Ma anche Attilio Romanò, informatico, Alberto Varone, commerciante, Domenico Noviello, imprenditore. Iolanda Diana ripete come una nenia al pubblico di giovani scout riunito per sentire il racconto di vita e morte di un sacerdote scomodo: «Non mi passa, non mi passerà mai, che mi hanno fatto, che mi hanno fatto». Il carabiniere Salvatore Nuvoletta, solo omonimo del capoclan maranese, era stato stritolato dai suoi stessi superiori, venduti alla camorra. Al momento dell' agguato, spingendolo via da sé, riuscì a salvare un bambino di 9 anni che altrimenti avrebbe condiviso la raffica di proiettili. Le prime indagini di Nuvoletta andavano a pestare i piedi al giovane Francesco Schiavone Sandokan. La sua ascesa, evidentemente, non doveva essere frenata. Raffaele Sardo annota anche le dichiarazioni e la memoria commossa di Bruno D' Aria, il bambino scampato alla furia dei killer, ora trentaquattrenne pizzaiolo in Germania. è il figlio Vincenzo a parlare di Federico Del Prete, sindacalista ucciso nel 2002 per aver denunciato il pizzo riscosso dalla camorra presso gli ambulanti per il tramite di un vigile urbano. Un paese infettato dai clan e dalla putrida mentalità che fa venir meno anche i doveri elementari di umanità: quando il sindacalista viene trucidato, è il figlio Vincenzo a trovarlo: grida aiuto, ma nessuno gli si avvicina. "Intoccabili", padre e figlio, secondo la logica rovesciata del crimine organizzato. Un libro per ricordare particolari non secondari. Dettagli primari di una cronaca di cui restano date, nomi, e se ci sono, condanne. Ma non emozioni, che qui fa tanto bene a tutti ritrovare, grazie a Sardo.