Musiche, neomelodici e criminali PDF Stampa E-mail
di Marcello Ravveduto   


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Il saggio di Marcello Ravveduto analizza i rapporti ambigui tra musica neomelodica e clan mafiosi, che sono tornati all’attenzione dell’opinione pubblica alla fine di luglio 2012.

L’autore specifica che i testi e le immagini analizzati appartengono ad un sottogenere criminale compreso nel più vasto corpus neomelodico. Un segmento che raccoglie i più svariati temi legati all’ambiente malavitoso: dalla delinquenza di strada all’esperienza carceraria, dalla vita del killer all’infamia del pentito, dalla solitudine della latitanza all’esaltazione dei boss, dall’illegalità quotidiana allo spaccio della droga. I neomelodici sono gli interpreti di questo mondo perché narrano storie realmente accadute in cui chi vive nel disagio può facilmente riconoscersi. Un “neorealismo periferico” che ha varcato i confini dell’hinterland napoletano conquistando i ghetti delle grandi città del sud: allo Zen, al Cep, al Brancaccio nella città di Palermo, al Librino di Catania, nel centro storico di Bari, nei rioni popolari di Foggia Cosenza, Crotone, Reggio Calabria il canto neomelodico sgorga a tutto volume dalle finestre di palazzoni anonimi. In questi luoghi nascono e si affermano vecchie e nuove generazioni di interpreti meridionali che danno voce all’esclusione sociale, ai cuori infranti, alle illusioni spezzate, al precariato cronico ma anche della violenza crescente. L’autenticità ha consentito loro di sbarcare nella periferia romana, milanese, torinese e persino del “far nord-est” dove sui muri c’è scritto “Napoli colera”, “Forza Vesuvio” o “Siciliani e calabresi tutti appesi” quasi a voler esorcizzare una somiglianza “morale” che unisce trasversalmente il mondo dei ghetti.


Edizione di riferimento

M. RAVVEDUTO, Musiche, neomelodici e criminali, in Atlante delle mafie. Storia, economia, società, cultura, a cura di Enzo Ciconte, Francesco Forgione, Isaia Sales, vol. I., Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2012, pp. 301-324.