Dizionario enciclopedico delle mafie in Italia


Curatore: Claudio Camarca
Casa editrice: Castelvecchi editore
Anno: 2013

Genere: Dizionario

Recensione di Rosita Rijtano (pubblicata su
«LaRepubblica.it», 17 maggio 2013)



dizionario

Un gruppo di lavoro di 74 persone, più di 80 voci autoriali con, tra gli altri, don Luigi Ciotti, Attilio Bolzoni, Isaia Sales, Gian Carlo Caselli e Lirio Abbate. Un'opera che contiene 4600 lemmi, in cui si ripercorre la storia della criminalità organizzata italiana dall'unità fino a oggi.

"La lotta alla mafia sembra uscita dall'agenda politica, come se la crisi economica fosse un fatto slegato, invece le mafie stanno rimettendo il loro denaro in circolo e riguadagnando terreno". È l'allarme lanciato dal procuratore Gian Carlo Caselli, don Luigi Ciotti e il magistrato Raffaele Cantone nel corso della presentazione del "Dizionario enciclopedico delle mafie in Italia" (Castelvecchi editore, 959 pagine) al Salone del libro di Torino. 
Da prima dell'unità d'Italia a oggi. Le mafie cambiano, si evolvono, ma ci sono. Dove vorticano i soldi, gli affari, la politica. Mutano i luoghi, i modi, ma non la pervasività. Un sistema criminale sempre più in giacca e cravatta, sempre più internazionale. Abbandonate l'idea di coppola e lupara. Il "Dizionario" prova a tracciare la storia della cosa nostra siciliana, la 'ndrangheta calabrese, la camorra campana e la sacra corona unita pugliese. Dalla A come Abate, il clan egemone a Napoli negli anni '80, a Z come Zumpata, rito di iniziazione alla "Bella Società Riformata" antesignana della camorra. 
Un'opera con 4600 i lemmi, più di 80 le voci autoriali, 74 le persone coinvolte tra magistrati, giornalisti e saggisti tra i quali, oltre a Don Ciotti e Caselli, Attilio Bolzoni, Isaia Sales e Lirio Abbate. "Abbiamo voluto rimediare all'assenza di un'analisi enciclopedica e scientifica sul fenomeno", spiega il curatore Claudio Camarca. "Lo scopo è arrivare alle giovani generazioni. I testi scolastici si fermano a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, senza andare oltre. Siamo partiti da lontano per spiegare che la vita della criminalità organizzata ripercorre la storia del nostro Paese".

C'è la voce sulle vittime, come Peppino Impastato; sui killer, come Gaetano Badalamenti; i grandi nomi della lotta alla mafia, come Pio La Torre; i boss, come Bernardo Provenzano. Fino ai colletti bianchi imputati in procedimenti giudiziari legati alle organizzazioni criminali. Ma anche i luoghi, le inchieste, gli affari, nuovi e vecchi: narcotraffico, slot machine, ristoranti e mercato del falso. Secondo le stime del Censis d'ottobre 2012 - riportate nel dizionario - il fatturato italiano della contraffazione è di 6 miliardi e 900 milioni di euro l’anno. 
Nella prefazione Caselli sottolinea "la necessità di superare quel limite culturale che da sempre inceppa l’azione antimafia: percepirla come un problema esclusivamente di ordine pubblico". Un atteggiamento, aggiunge il procuratore, che porta a dimenticare "la straordinaria capacità di condizionamento che ne ha fatto un vero e proprio sistema di potere criminale, oggi sempre più potere economico".