La camorra verso la crisi di fine secolo
di Antonella Migliaccio   



Tra gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento, la camorra iniziava a scoprire nuovi mercati
. Il prefetto Mordini in un rapporto del 1874 per la prima volta fece trasparire l’influenza della camorra sulle elezioni politiche. In oggetto vi erano i rapporti di Giovanni Nicotera, futuro ministro degli Interni, con alcuni camorristi. Ma anche il contatto tra il deputato Rocco De Zerbi e Pasquale Cafiero, noto camorrista dell’epoca. Numerose lettere a firma De Zerbi attestavano le buone referenze dell’uomo, scritte per evitargli il domicilio coatto.

Ma che cosa era successo in questi anni? A giocare un ruolo fondamentale nel rinnovato contatto tra la politica e la camorra era stato l’allargamento del suffragio. Il voto diventava per la camorra un nuovo mercato che si affiancava a quello dell’estorsione.

Dunque si delineava, ancora una volta, dopo l'ingresso nella Guardia Cittadina con Liborio Romano, la capacità della malavita organizzata di tessere relazioni con i politici per ottenere raccomandazioni, riduzioni di pena, sconti sul domicilio coatto in cambio di favori elettorali.

Ma diamo uno sguardo alla città di Napoli subito prima del periodo che la vedrà coinvolta in una vera e propria “tangentopoli” ante litteram. Il Comune di Napoli con la sua macchina amministrativa cittadina alla fine dell’Ottocento contava ben quattromila dipendenti. Troppo spesso assunti su segnalazione. La vicenda di De Zerbi ebbe all’epoca una grossa eco e sempre più insistenti erano le voci di “camorristi in guanti bianchi”, ovvero di un’alta camorra.

Intanto non va sottovalutato il nuovo ruolo di Napoli che, perso quello di capitale, viveva una crisi d’identità e lo scontro sempre più aspro per la conquista di seggi in Parlamento.
Nel 1884, Napoli fu sconvolta da una gravissima epidemia di colera che fece contare più di 6800 morti solo in città. Fu questa l’occasione in cui - prima di una lunga serie di volte - si cominciò a parlare di un intervento straordinario per Napoli. A distanza di un anno, nel 1885, fu approvata la prima legge speciale per la città che prevedeva fondi per lavori di ristrutturazione e ammodernamento. La società del Risanamento di Napoli si aggiudicò i lavori, ma la gestione dei finanziamenti destò subito sospetti: già cinque anni dopo furono disposte due inchieste amministrative sulle case popolari e sulle opere del Risanamento.

Un clima di dubbia gestione che si tradusse nel commissariamento, per la prima volta, del Comune di Napoli. Sciolto nel 1891, fu affidato al commissario regio Giuseppe Saredo, che arrivò a Palazzo San Giacomo per fare luce sulla gestione dei fondi. C’erano già tutte le premesse per un terremoto della vita cittadina che finirà sotto inchiesta per i rapporti tra camorra e amministrazione dopo pochi anni.

Intanto nuove figure di camorristi di facevano strada, ripuliti e “imborghesiti”.
Ciccio Cappuccio, detto ‘o signurino, è il più potente camorrista dell’epoca.