L'Inchiesta Saredo
di Antonella Migliaccio   



Nel clima surriscaldato dalla durissima campagna a mezzo stampa condotta dal giornale socialista "La Propaganda" contro la cosiddetta “camorra amministrativa”, campagna dall’eco nazionale, maturò la necessità di fare chiarezza su quanto accadeva a Napoli.


L’8 novembre del 1900 Giuseppe Saracco, presidente del Consiglio in carica, firmò il decreto di istituzione della commissione d’inchiesta col fine di indagare sulla cosiddetta “camorra amministrativa”, ovvero sulla corrotta classe dirigente napoletana a capo delle amministrazioni cittadine tra gli anni Ottanta e Novanta portata alla luce dalla campagna moralizzatrice de "La Propaganda". Il giornale si era fatto portavoce di una “triplice battaglia, morale contro la camorra, politica contro la reazione ed economica a favore del proletariato”, di forte impatto politico, tanto da preoccupare le forze moderate, che avevano finito per appoggiare la campagna moralizzatrice col fine di sottrarne il monopolio ai socialisti.
L’eco degli scandali napoletani era arrivato anche in Parlamento. A trentanove anni dall’Unità d’Italia, Napoli era già stata commissariata nove volte. 

L’inchiesta Saredo portò alla luce la grave situazione di corruzione, di clientelismo e di generale inefficienza del Comune napoletano. Notevole la mole di atti prodotti, di tipo ufficiale, come delibere delle giunte, bilanci del Comune, verbali di interrogatori, ma anche non ufficiali, come una documentazione fatta di memorie, lettere, biglietti di raccomandazione di notevole interesse. Si parlò nell’Inchiesta di “alta camorra”, dal carattere borghese, distinta dalla camorra plebea, e pure in contatto con questa attraverso la figura dell’intermediario.

Le indagini dell’Inchiesta si svolsero in un clima difficile, ostacolate dai boicottaggi del personale amministrativo che contrastava invece con il diffuso appoggio dell’opinione pubblica. L’Inchiesta indagò profondamente sui meccanismi di formazione del personale burocratico nel periodo unitario e sul funzionamento della macchina amministrativa, e mise in luce una struttura da sempre affollata ma aumentata negli ultimi anni, con meccanismi d’assunzione per meriti, come previsto dal regolamento, regolarmente disattesi. Età avanzata degli impiegati, basso grado d’istruzione, esubero del numero degli assunti ma, soprattutto, il cumulo di doppi e a volte triplici incarichi di lavoro in diversi uffici. Significativo il dato finanziario di questa politica di impiego: le retribuzioni erano tra le più basse d’Italia, a fronte di una spesa comunale dedicata agli stipendi, invece, tra le più alte.

L’inchiesta Saredo fece luce sul quadro di malgoverno e la natura clientelare degli scambi, disegnando una distorta realtà della quale l'onorevole Casale, oggetto degli attacchi de La Propaganda, rappresentava solo la punta di un iceberg di corrotti.