Fortunato Calvino, La vita breve delle farfalle, a cura di Antonio Ianuale


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Il drammaturgo e regista napoletano Fortunato Calvino esplora, ancora una volta, la dura e aspra realtà della delinquenza napoletana, portando sulla scena il delicato tema dell’omosessualità. Come già aveva fatto in “Cuore Nero”, nei due atti de “La vita breve delle farfalle”, Calvino racconta una storia d’amore impossibile, nata tra le freddi pareti di un carcere, ma che adesso deve sopravvivere al di fuori di quelle quattro mura. Ad innamorarsi sinceramente sono due uomini legati alla criminalità organizzata, che comprendono subito di dover fare i conti con l’universo criminale da cui entrambi provengono, che certo non può accettare una relazione omosessuale. Uno dei due, Peppe, inoltre è spostato con Viola, donna volubile, amante più delle rendite e del denaro che dell’uomo che ha scelto di avere al suo fianco.  Nella camorra ci sono delle regole che vanno rispettate, delle apparenze ad ogni costo da salvare, così la relazione tra Peppe e il suo compagno Ciro non può essere vissuta alla luce del sole. Il ruolo della famiglia è ancora una volta centrale: la sorella e la moglie di Peppe, timorose entrambe di perdere le loro rendite di posizione, cercheranno di porre rimedio, a modo loro, a quella che considerano una scabrosa situazione, non esitando a provarle tutte per allontanare i due uomini. Peppe, appena uscito dal carcere, fa ritorno a casa dopo tre mesi, dove può giusto dare l’estremo saluto al padre, spirato qualche giorno prima. Le immagini religiose, che fanno da sfondo nel primo atto, evidenziano il nesso tra la camorra e la religione. Peppe è adesso il nuovo capofamiglia, deciso a non commettere gli stessi errori del padre, guidando senza incertezza il nuovo corso del clan. L’accoglienza che riceve non è certo delle più calorose, con la sorella Tonia, che sembra volergli far pesare la sua assenza, la mancanza al capezzale del padre, mentre invece la moglie Viola sembra essere piuttosto fredda con lui e anzi preoccupata dall’arrivo in casa del marito. Peppe comprende subito come si sono evolute le cose in sua assenza: la moglie Viola “se mìse cu chi c'è vò male”, proprio con quel Claudio, un affiliato di un’altra famiglia, che ha sedotto Viola durante la permanenza in carcere del marito, facendo leva sulla sua ambizione sfrenata. Claudio, in realtà, è un vile approfittatore, non ama affatto Viola, ma mira soltanto al denaro e alle proprietà della sua famiglia. Tonia cerca di far ravvedere la cognata, aprendole gli occhi sull’arrivismo di Claudio, ma Viola è ormai convinta di voler abbandonare Peppe e sembra irremovibile nella sua scelta. Tonia non prova alcun affetto per la cognata, le rimarca spesso che non è parte della famiglia, ma vuole mantenere unita la sua famiglia, così cerca di far ravvedere la cognata sulla sua intenzione di lasciare Peppe per Claudio. Le due donne sono entrambe legate all’universo mafioso: Tonia vuole proteggere la sacra unione tra Viola e il fratello, rafforzando così la famiglia, mentre Viola vede nell’amante la sua occasione per arricchirsi, evidenziando la sua smania di potere. L’arrivo improvviso di Ciro, che sembra avere un rapporto molto profondo con Peppe, sconvolge ancor più  la povera Tonia, che intuisce subito il rapporto particolare che vede coinvolti i due uomini, raccomandando al fratello di prestare attenzione e di celare questa sua relazione a Viola e alla gente. Quando Viola sembra decisa a lasciare Peppe, Tonia cerca in ogni modo di fermarla, nonostante l’ostilità che prova verso la cognata. La donna sembra essere l’unica a lottare per tenere unita la propria famiglia: infatti cerca di allontanare da una parte Peppe da Ciro, dall’altra Viola da Claudio. Le due donne hanno un carattere diametralmente opposto: Tonia vuole salvaguardare l’unità familiare, nonostante sia ormai solo una facciata, Viola non vuole tener conto delle regole della “famiglia”, rendendo inevitabile lo scontro. Una famiglia che vive nell’omertà e nella menzogna: tutti mentono per cercare di nascondere le loro vere intenzioni, di mantenere segreta la relazione tra i due uomini e allo stesso tempo di non perdere le loro rendite economiche e il loro “potere” mafioso. Anche l’amante di Viola, Claudio che sembra essere a conoscenze del legame tra Peppe e Ciro, non esita a mentire alla donna che dice di amare per non sconvolgere l’assetto familiare. Messo alle strette da Viola, che chiede di sapere la verità sullo strano comportamento del marito, Claudio, prima cerca di zittirla, poi con la complicità di Tonia, fa credere all’amante che il marito abbia una relazione con una donna, conservando così il segreto di Peppe. Segreto che però è destinato presto viene a galla, portando ad un drammatico confronto tra Peppe, Tonia e Viola, che cercano una soluzione che possa accontentare tutti. Se le due donne pensano alla loro reputazione, allo scandalo che si solleverebbe, Peppe è deciso a non lasciare Ciro, è consapevole che la sua famiglia è ormai soltanto un lontano ricordo, non intende cedere alle pressioni della sorella e della moglie. Vuole vivere liberamente la sua relazione con Ciro. L’amore tra Peppe e Ciro è però impossibile, la comunità mafiosa non lo accetterebbe mai, così i due cercano di isolarsi, celando a tutti il loro amore. Vivono la loro breve parentesi sentimentale, col timore di essere scoperti da un momento all’altro e di sollevare scandalo.

Peppe         Stò penzànno ca sì te vàso, mi comprometto!

Ciro            Troppo tardi!

Peppe         (lo bacia sulla guancia)

Ciro            Nun aggio sentùto niente!

Peppe         (ironico) Pecchè proprio cu te?

Ciro            (lo stringe per baciarlo) Pecchè l'ammòre è accussì!

[…]

Peppe         E 'o munno?

Ciro            Pè stasera, 'o munno lassàmele fòre 'a porta!

[I Atto]

Dopo aver constatato la fermezza di Peppe nella sua relazione con Ciro,  Viola e Tonia si ritrovano alleate, unite da un comune obbiettivo: allontanare Peppe da Ciro. Così lo scontro e l’astio tra le due donne viene seppellito dal timore di perdere tutto quello che hanno avuto fin ora, e si ritrovano ad elaborare un piano per allontanare definitivamente i due uomini. Viola è disposta a sfruttare il sacro dono della maternità per tenere legato a sé un uomo che non ama più, che forse non ha mai amato, con la complicità di Tonia che spera in un ravvedimento del fratello. Con il sostegno di Claudio le due donne pianificano di eliminare Ciro, per chiudere definitivamente la storia con Peppe. L’uomo, una volta accettato l’invito a cena di Viola, resta indifferente ai tentativi di seduzione da parte della moglie, dimostrando di non volere tornare sui suoi passi, riaffermando il proprio amore per Ciro, che intanto sembra essere gravemente malato. La relazione con Ciro è destinata a finire nel più tragico dei modi, una relazione breve ma intensa proprio come la vita delle farfalle, destinata a spegnersi lentamente. Calvino mettendo in scena il tema complesso dell’omosessualità tra camorristi, penetra ancora nel tessuto sociale-criminale di Napoli, svelando personaggi immorali e pronti a tutto per il denaro. In questo universo cinico e spietato, non sembra esserci posto per un sentimento sincero, quello che lega Peppe e Ciro, con Peppe che decreta la sua vera diversità, quella di essere innamorato: “Senza ammòre addeviènto feténte, viècchio e muòre amprèssa!”. Un amore tanto intenso quanto breve, ma che comunque sembra aver cambiato la vita di Peppe, che porterà con sé per sempre il ricordo di Ciro, spirato tra le sue braccia nell’epilogo commovente e melanconico del testo. Il sentimento tra Peppe e Ciro è l’unico sincero, vero, non costruito,  ma forse proprio per questo non può sopravvivere in un mondo in cui tutti devono recitare una parte, in cui si devono salvare le false apparenze arrivando a negare anche sé stessi.


Edizione di riferimento

Fortunato Calvino, La vita breve delle farfalle, Napoli, 2014, testo inedito

Altre edizioni

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Rappresentazioni

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