Napoli 1343


Autore: Amedeo Feniello
Casa editrice: Mondadori
Anno: 2015

Genere: Saggio storico

Recensione di Fabrizio Coscia



feniello

31 gennaio 2015, Casavatore, in provincia di Napoli, ai confini con Secondigliano: di notte, tre giovani vengono ammanettati l’uno all’altro, fatti inginocchiare davanti al cancello di una scuola, e giustiziati a colpi di pistola in testa. Novembre 1343, golfo di Napoli, al largo di Baia: di notte, una nave genovese carica di merci viene assalita da quattro galee armate napoletane, l'equipaggio sequestrato e il capitano barbaramente decapitato. Che rapporto c’è tra questi due eventi vicini nello spazio, ma così lontani nel tempo: un raid camorristico nella faida di Secondigliano e un atto di pirateria nella Napoli angioina? Amedeo Feniello parte da questa domanda, solo apparentemente incongrua, nel suo «Napoli 1343. Le origini medievali di un sistema criminale» (Mondadori, pagg. 288, euro 22) per mettersi alla ricerca del filo rosso - quel filo che si chiama una «struttura di lungo periodo» - capace di collegare questi due episodi, e dunque il presente con il passato, e allo stesso tempo per ricostruire l’identità di una città e delle modalità politico-economiche con cui, a partire dall’età medievale, ha plasmato se stessa. Dietro quell'agguato notturno del novembre 1343 c'è dunque, come scopriamo subito, un movente, ed è la terribile carestia che sta affamando la capitale angioina. I mandanti e gli esecutori sono gente senza nome e senza volto, ma sappiamo che i primi sono nobili che provenivano da due dei cosiddetti «seggi» cittadini, i più importanti, quelli di Nido e di Capuana. Ed è da queste scarne notizie che Feniello individua il nucleo centrale della sua ricerca, ovvero la presenza di clan familiari, i nobiliores locali, capi assoluti nel loro quartiere: una presenza che si rivela la peculiarità della Napoli medievale, a partire dal passaggio dal periodo ducale alla dinastia normanna. È con l'ingresso in città di Ruggero nel settembre del 1140, infatti, che tra il nuovo potere e le famiglie più in vista della città si attua un compromesso per il futuro di Napoli gravido di conseguenze: il governo dei singoli quartieri della città viene affidato ai clan familiari, i quali aumenteranno sempre di più il loro prestigio e la propria capacità di intervento, spartendosi il territorio urbano. Cinquantasette famiglie che rappresentano l'embrione di quel sistema dei seggi, sul quale si basa la futura gestione del potere cittadino, tra faide, alleanze, affari, guerre e mattanze che non hanno nulla da invidiare a quelle dell'attuale criminalità organizzata. I clan cittadini si rivelano forza militare ed economica, che si accresce soprattutto quando i normanni lasciano il posto agli angioini e Napoli diventa capitale del regno. Cambiano le dinastie, ma i nobiliores locali restano, ed esprimono la loro supremazia anche attraverso la forza dei simboli, come nella processione del Corpus Domini, scandita allora come oggi da gerarchie, omaggi e riverenze. Feniello racconta, così, come in un romanzo appassionante, le dinamiche delle principali famiglie napoletane e l'inesorabile formarsi della loro mentalità criminale, che non retrocede davanti a nulla: non ai tentativi della dinastia sveva, ad esempio, di ridurne il potere, che anzi trova sempre nuove forme e nuovi modi per riemergere e riorganizzarsi, come l'accorpamento dei seggi che favorisce l'ambizione dei clan più potenti a governare non più solo il quartiere ma l'intera capitale, nel tentativo di proporsi come classe dirigente e di inserirsi nei gangli delle istituzioni. Attraverso la ricostruzione degli eventi storici più importanti della Napoli del Duecento e dei primi decenni del Trecento, in una città dove la violenza è all'ordine del giorno e l'unico strumento di risoluzione dei problemi, nella perenne assenza o debolezza del potere centrale, seguendo le trasformazioni urbanistiche ed economiche, l'emergere delle nuove logiche mercantili e finanziarie, e l'avvicendamento di sovrani e regine, si arriva così di nuovo a quella notte di novembre del 1343, e a comprendere la forza dominante dei Nido e Capuana, mandanti dell'agguato piratesco, organizzato in brevissimo tempo, con il consenso di vasti strati della popolazione e nell'impunità più totale. Uomini capaci di una prova di forza che di fatto esautora il potere dello stato, rivelando infine la natura di una logica malavitosa, la cui eco, da quella notte lontana nel tempo, è giunta fino a noi.