Davide Cerullo, Un alfabetizzato di ritorno, a cura di Paola Cascone


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Un alfabetizzato di ritorno. Un insuccesso che diventa opportunità di riscatto è l'autobiografia essenziale di un uomo condannato a morire di malavita, ma riscattatosi grazie all'istruzione. Non a caso il titolo fa riferimento al problema dell'analfabetismo di ritorno che, in questo caso, si è capovolto: l'infanzia trascorsa nell'ignoranza forzata, a causa di un padre dalla mentalità troppo retrograda, si trasforma in maturità consapevole e libera grazie alla riscoperta dei potenti valori della cultura. Ed è proprio la cultura il tema predominante del brano, intesa non come pura erudizione, mero sfoggio di conoscenza fine a se stessa, ma come strumento sul quale far leva, chiave che permette di interpretare le situazioni e la realtà, soprattutto quando sono particolarmente compesse, come nel caso di Napoli e delle sue periferie. Davide Cerullo testimonia come la cultura non è e non deve essere un affare puramente libresco, incubo degli scolari che, sommersi di nozioni e formule, terminano la scuola “dell'obbligo” con la convinzione di non aver appreso nulla se non sterili informazioni, impossibili da spendere nella vita
pratica. Il ruolo dell'insegnante è, al contrario, fondamentale nella formazione della coscienza dei giovani, perché prepararli per la vita è il suo primo obiettivo, spiegare loro i “perchè” o almeno infondergli il desiderio di conoscenza. Applicare l'istruzione alla vita quotidiana è possibile e necessario, perché è probabilmente la migliore soluzione a problemi come illegalità e criminalità.
La cultura deve creare possibilità alternative, formare le coscienze e aiutare le persone a non cadere vittime di sistemi violenti e disumani. Un giovane imbevuto di ideali, sogni, progetti e speranze è anche uno che ha fatto esperienza della cultura che rende consapevoli, liberi e capaci di ambire alle vette più alte cui un essere umano è chiamato per natura, mentre l'ignoranza genera bestialità e disperazione, che, a loro volta, sfociano in scelte ispirate a ideali deviati, dai quali poi è difficile allontanarsi.
Altro elemento cardine additato dall'Autore è il nucleo familiare. La famiglia è fondamentale nella formazione della coscienza di un giovane, essa rappresenta il principale punto di riferimento, il luogo che fornisce protezione e sicurezza, esempi di rispetto e regole per la convivenza, ma soprattutto educa, insegna, cioè, cosa è bene e cosa non lo è. Purtroppo la famiglia a volte non riesce ad incarnare questo ideale per svariate ragioni e la mancata guida dei genitori si ritorce contro i figli che crescono nell'indifferenza o, ciò che è peggio, nella violenza e nell'assenza di valori e modelli positivi da emulare. Cerullo afferma chiaramente che la mancanza di uno Stato forte, capace di garantire formazione e sicurezza, assieme ai problemi familiari e all'assenza di un'educazione completa sono stati i motivi del suo disorientamento, al punto di assumere come modello di comportamento e status sociale la figura del boss, il capo di un'organizzazione criminale, già in giovanissima età.
Nel racconto autobiografico, con un linguaggio semplice e diretto, ma non privo di emozione, egli racconta le ragioni culturali, e non solo, che lo hanno avvicinato alla malavita, prima tra tutte, il trasferimento a Scampia e l'assenza del padre conseguente alla separazione dalla madre, facendoci comprendere i meccanismi intimi che spingono un giovanissimo a prendere decisioni così disperate: l'assenza di sicurezza economica e di protezione paterna, un'inadeguata formazione culturale, il forte senso di solitudine e abbandono, lo spettacolo degli stenti di una numerosa famiglia, tutto ciò non lascia nell'indifferenza il cuore di un giovane che decide ad un certo punto di fare tutto pur di non veder soffrire i suoi cari e di non veder schiacciata la sua vita dal giogo della violenza e della sopraffazione. Ma la vera povertà, Davide l'ha compresa solo più tardi, quando, cominciando a leggere e a nutrirsi di cultura, ha scoperto che essa consisteva principalmente nella mancanza di una famiglia sana, di istruzione, di valori e ideali. La sua infanzia negata è una responsabilità che pesa sugli adulti, le sue “ali bruciate”, come recita il titolo del suo primo romanzo, sono le ali di tutti i bambini abbandonati a se stessi, cresciuti nella rassegnazione e nella cecità.

La “zona grigia” della periferia di Napoli, spiega l'Autore, è il luogo che condivideva con tanti altri coetanei, i quali, tuttavia, non hanno necessariamente scelto la strada come maestra e la camorra come famiglia. Ma le scelte giuste si posso fare solo quando si ha sufficiente coscienza di sé e del mondo, quando si hanno gli strumenti intellettuali per leggere la realtà e intuire la grande responsabilità delle proprie azioni. La differenza tra lui e gli altri ragazzi la faceva, appunto, l'istruzione. Dopo aver subito la povertà, l'abbandono, il pericolo, Davide fa esperienza del carcere e, inaspettatamente, qui trova le risposte alle domande che scavavano il vuoto nei suoi anni giovanili: la lettura della Bibbia e quel nome di re-pastore, “Davide”, ripetuto per tre volte come un solenne richiamo che Dio rivolge, stavolta, a un giovane senza speranza, saranno la molla che farà scattare in lui il desiderio di riscatto e la fiducia in una vita diversa. La testimonianza diretta di chi si è salvato grazie ai libri e alla conoscenza è tanto più forte quanto più alto si leva il grido di denuncia di un sistema statale ancora troppo lontano, incapace di risolvere piaghe forse meno visibili, ma vergognosamente aperte come quella dell'analfabetismo, della scarsa scolarizzazione,
dell'infanzia abbandonata e della miseria.

«Spesso non è colpa del luogo dove si è nati se si è mal riusciti. Non aver avuto diritto alla mia infanzia, non essere stato realmente un bambino, avere una famiglia sana, unita, avere dei sogni, degli ideali, non aver avuto veramente accesso al grande valore necessario come l'istruzione, ha permesso alla malavita di avere la meglio». Queste parole sono allo stesso tempo condanna e rimedio, parametri vitali per permettere alla società di definirsi sana. Il lettore ha il dovere morale di custodirle, ma soprattutto di lavorare concretamente per realizzare il sogno possibile, e non utopico, di un futuro realmente libero.


Edizione di riferimento
Davide Cerullo, Un alfabetizzato di ritorno. Un insuccesso che diventa opportunità di riscatto, in La zona grigia. Scrittori per la legalità, a cura di Patricia Bianchi, Napoli, Guida, 2014, pp. 149-159.