Edoardo Sant'Elia, Un sogno con gli occhiali, a cura di Annalisa Castellitti


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Abbiente Ciro era il primo in tutto: a rispondere all’appello, a ascendere in campo con il pallone tra i piedi, a scattare allo squillo liberatorio della campanella. Per anni in classe nessuno lo aveva preceduto. Ma quello che gli sembrava un principio eterno ed immodificabile divenne ben presto una pretesa che celava qualcosa di più profondo, un tentativo reiterato di mettersi in mostra per colpire l’attenzione della sua maestra di Italiano, di cui era innamorato nei suoi sogni come nella quotidianità. Ma il ragazzo non era il suo alunno preferito e non poteva esserlo. Era mediocre nello studio, spesso disattento ed impreparato nelle interrogazioni. Tornava al banco puntualmente mortificato a causa di un “fenomeno disgraziato”, impossibile da controllare: Abbiente Ciro balbettava. Allora la maestra lo guardava con il suo paio di lenti spesse e lo consolava con rassegnata indulgenza. Non gli era di conforto neanche il sentimento sincero ma silenzioso che nutriva nei suoi confronti Nunziatella, la ragazzina che ogni giorno gli cedeva la propria colazione.

Tuttavia un certo punto il sogno si trasforma in incubo. Alla fiamma dell’amore si sostituisce il ghiaccio nel cuore. Cosa era accaduto? IIl compromesso con il cugino Salvatore, più noto come ’o bellillo, accompagnato dalla delusione e dalla paura aveva reso Ciro cosciente di una verità che lo feriva, ma nello stesso tempo gli offriva dinanzi agli occhi una realtà capovolta e meno ostile della precedente.

Stavolta si voltò verso la vita con nuovi occhi, iniziando a vedere ciò che fino ad allora aveva trattato con estrema sufficienza.


Edizione di riferimento

Pino Imperatore, Io sono solo una bambina, in Storie di ragazzi tra legalità e camorra. Narrativa, testimonianze e teatro, a cura di L. Merola, Napoli, Guida Editori, 2014, pp. 85-94.