Ruggiero Stefanelli, La consegna, a cura di Annalisa Castellitti


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Lillino aveva cercato il fratello Gregorio, più grande di quattro anni, in tutti i posti dove di solito si aggirava qualche anima di uomo abbandonata da Dio e dagli uomini. Alla fine lo trovò in fin di vita e lo trascinò fino all’ospedale.

Nell’attesa, il pensiero di Lillino si perde in un viaggio a ritroso, tuffandosi nei ricordi che lo legavano a quel corpo che ora giaceva su una barrella, con lo sguardo fisso nel vuoto, “strafatto”.

I due vivevano con il padre, il quale difficilmente dialogava con loro. La madre li aveva abbandonati, per andarsene in un’altra città insieme ad un uomo «che non sapeva fare niente, se non piccoli imbrogli da strada e finire ogni tanto in galera». Gregorio aveva abbandonato la scuola per iniziare l’apprendistato nell’officina meccanica di Spidichino. Nei suoi occhi chimere di soldi e guapperie.

Lillino (il suo vero nome è Luigi) e Gregorio vengono ingogliati dal vortice della malavita, ma nel racconto di Ruggiero Stefanelli la loro esperienza diventa metafora della vita che fugge, nella quale spesso i sogni prendono il sopravvento sulla realtà. Successe così anche a Lillino, che decise di sostituirsi al fratello nella scacchiera del malaffare. Divenne così una nuova pedina dell’Irlandese e per lui svolgeva consegne da un luogo ad un altro, in modo da guadagnare dai dieci ai cinquanta euro. Sognava Lillino di prendere in mano le redini della famiglia, proprio lui che si era congedato distintamente dalla scuola media rifiutando, però, l’aiuto degli insegnanti che avrebbe voluto che continuasse gli studi.

Passarono i giorni e Lillino capì che il confine tra la vita e la morte si chiama solitudine: «pensò che se morire era come vivere, cioè soli, allora l’equilibrio era perfetto». Gregorio oramai era solo un’ombra. Lillino, invece, aveva deciso di trovare il suo posto nella società, una parola che cominciava a significare qualcosa di importante anche per lui. Non smise, però, di servire i criminali, perché stavolta quei soldi gli avrebbero permesso di continuare a studiare e a sperare in un futuro diverso, migliore.

E proseguì fino a quando qualcuno non gli fece comprendere cosa significasse pentirsi.


Edizione di riferimento

Ruggiero Stefanelli, La consegna, in Storie di ragazzi tra legalità e camorra. Narrativa, testimonianze e teatro, a cura di L. Merola, Napoli, Guida Editori, 2014, pp. 51-66.