La camorra si inabissa: il fascismo
di Antonella Migliaccio   



Conclusosi con la vittoria del paradigma organizzativo e con la conseguente incarcerazione di centinaia di appartenenti al mondo camorristico, il processo Cuocolo segnò un momento di cesura netta nella storia della camorra. Con la repressione che seguì al processo e con lo scoppio della prima guerra mondiale, non fu più tempo di parlare di setta organizzata.

Nel 1915 venne formalmente sciolta
la Bella Società Riformata. Avvenimento tra lo storico e il leggendario, si racconta che Gaetano Del Giudice, camorrista di rilievo non coinvolto nel processo di Viterbo, decretò lo scioglimento della setta. Il 25 maggio del 1915, giorno successivo allo scoppio della Grande Guerra, convocò una riunione degli affiliati non detenuti nel Rione Sanità per decretare lo scioglimento dell’organizzazione. Fu così che, durante tutto il periodo fascista, non si sarebbe più sentito parlare di camorra organizzata né di gruppi criminali: si continuava a delinquere ma senza un’organizzazione alle spalle.

Alla luce della nuova situazione italiana, numerosi furono i
boss che scelsero la via dell’emigrazione, salvo poi fare spesso ritorno in patria con la fine della guerra. L’America fu il mercato migliore dove far fiorire i propri affari. Michele Aria e Giuseppe Barraccano si trasferirono negli Stati Uniti e si arricchirono con il contrabbando di alcool. Ma New York fu la meta privilegiata non solo dai napoletani. Con l’invio a Palermo del prefetto Cesare Mori seguito da centinaia di poliziotti e soldati, voluto da Mussolini per sconfiggere la mafia, anche numerosi siciliani scelsero la via dell’emigrazione. In America gli affari giravano soprattutto intorno al contrabbando di alcool, alla prostituzione, al gioco d’azzardo, e presto si profilò lo scontro tra siciliani e napoletani.

Da un lato, dunque, la via dell’emigrazione. Dall’altro, per chi restava a casa, si aprivano due strade: schierarsi con il regime o allearsi con il popolo nella lotta contro le squadre fasciste. Il fascismo, come era già successo nel periodo a ridosso dell'Unità, sfruttò alcuni boss, incentivando l’ingresso nelle squadre fasciste di chi avesse la fedina penale sporca, e sfruttando la violenza col fine soprattutto di sedare le proteste operaie. Salvo poi, in un secondo momento, nel passaggio dall’ascesa al consolidamento del regime, procedere alla loro dura repressione.

Nel 1927 ad Aversa, dove si era fatta forte un’autonoma struttura camorrista, vennero arrestati circa quattromila presunti affiliati. Dato importante del periodo fascista fu la resa della camorra napoletana e la crescita, invece, di quella della provincia. Caserta soprattutto vide crescere intorno al commercio di bufale e ai mercati ortofrutticoli la forza associativa.