Antonio Capuano, Pianese Nunzio 14 anni a Maggio, a cura di Giovanni Luca Montanino


 


pianeseUn rullo di tamburo sempre più forte, coinvolgente e tensivo al tempo stesso, fa da sottofondo a una panoramica sulla città convulsa e gremita e introduce gli spettatori al racconto del caos da cui Napoli è governata. Da un punto di vista, come si vedrà, toccante.

Solo due anni dopo l’uccisione di don Peppe Diana a Casal di Principe – ma molto prima che la Chiesa aprisse gli occhi pubblicamente sullo scandalo pedofilia tra i sacerdoti, ammettendo le proprie colpe – Antonio Capuano – scenografo e pittore, regista e drammaturgo partenopeo – dirige il film che gli varrà la consacrazione dietro la macchina da presa, oltre che il David di Donatello: Pianese Nunzio, quattordici anni a maggio.

La storia del piccolo Nunzio – che, guardando la pellicola, si fatica a ricordare essere solo un bambino a tredici anni e mezzo – non è che uno dei numerosi, inconfessabili drammi dell’infanzia nei quartieri popolari di Napoli: i figli del degrado spesso non trovano scampo e soccombono all’illegalità, così come gli è stato insegnato; chi di loro vuole difendersi, continuando a sperare in un futuro migliore, deve aggrapparsi a quel poco che trova. Per Nunzio ancora meno che poco.

Tredici anni e mezzo: alunno diligente di terza media, prossimo agli esami di licenza (che prepara con zelo e passione); promessa della musica neomelodica, canta per un’etichetta discografica abusiva che produce audio cassette di contrabbando. Ma il talento per la musica di Nunzio va oltre: il ragazzino suona l’organo nella chiesa del quartiere Sanità, dove fa anche il chierichetto. A reggere la parrocchia è don Lorenzo Borrelli (interpretato dal bravissimo Fabrizio Bentivoglio), un sacerdote diverso dagli altri e decisamente fuori dagli schemi: in giro lo chiamano il prete coi jeans, per la sua scarsa propensione a indossare l’abito talare.

Al di là della forma, don Lorenzo è uno che prende particolarmente a cuore le sorti dei ragazzini nella Sanità: organizza per loro incontri di lettura dei testi sacri, li segue nello studio e nella vita di tutti i giorni, sforzandosi di insegnare loro a sfuggire alla delinquenza e alle regole imposte dai clan camorristici. Un baluardo di legalità e valori sani: dunque, un personaggio per alcuni scomodo e fastidioso. Da eliminare.

Don Lorenzo dispiega la sua ala protettiva su molti giovani, ospitandone alcuni nella casa canonica. Tra questi arriva anche Nunzio Pianese, in seguito al disgregamento della sua famiglia (la madre si trasferisce insieme a un nuovo compagno, il padre rimane solo a combattere contro una malattia di nervi e il fratello maggiore viene mandato in comunità per disintossicarsi). Il ragazzino è contento di abitare presso il parroco, che lo segue e lo aiuta nello studio, garantendogli quella tranquillità di cui dalla zia paterna (offertasi di accoglierlo nel suo basso) non avrebbe goduto.

L’amore di don Lorenzo nei confronti di Nunzio, però, sfocia ben presto in molto più dell’affetto che possono provare un padre o un fratello maggiore. Il sacerdote e Nunzio iniziano, così, una relazione sessuale, che non tarda a suscitare curiosità e pettegolezzi nel quartiere. Don Lorenzo Borrelli è una figura molto discussa, per via della sua ferma opposizione alla camorra: tutti i giornali parlano di lui, responsabile tra l’altro di aver negato l’Eucarestia ai fedeli in Chiesa ai funerali della piccola Ada, dodici anni, fidanzatina di Nunzio fatalmente rimasta uccisa in un agguato di camorra.

Come se non bastasse, il parroco si rifiuta di celebrare le esequie di un boss molto potente e rispettato. È la goccia che fa traboccare il vaso: le voci sui rapporti strani che intercorrono tra don Lorenzo e Nunzio si fanno insistenti e rappresentano per i camorristi lo strumento più immediato per eliminare il prete rompiscatole. Dopo aver istigato le autorità locali a investigare, gli affiliati avvicinano Nunzio e lo convincono a denunciare il sacerdote. Il ragazzo dapprima esita: non vuole parlare, perché si rende conto di aver trovato in don Lorenzo l’unica persona che si preoccupi per lui con amore sincero. Poi, però, cede alle pressioni degli adulti: gli agenti di polizia da un lato e i malavitosi (tra cui i suoi stessi familiari) dall’altro. Emblematico il finale del film: la Via Crucis di don Lorenzo nel quartiere Sanità volge al termine col sacrificio di Gesù; contemporaneamente, in questura Nunzio Pianese denuncia tra le lacrime il prete. L’unica persona che, a modo proprio, lo abbia mai amato.

Le immagini costruite da Antonio Capuano, sapiente scenografo, tra le arcate e la sagrestia della Chiesa, il Cimitero delle Fontanelle e poi i malfamati bassifondi cittadini, rendono la suggestione di un racconto che lascia col fiato sospeso e scuote la coscienza critica di chiunque voglia prendere una posizione, non riuscendovi.

I personaggi si rincorrono disperati tra statue e icone sacre; attraverso citazioni liturgiche, struggenti canzoni neomelodiche e colpi di pistola, inseguono la salvezza prima ancora di se stessi. La vita vera che si nega, come si nega l’amore.

 


Scheda tecnica

Un film di Antonio Capuano

Con Fabrizio Bentivoglio, Emanuele Gargiulo, Alessandra Borgia, Gaetano Amato, Riccardo Zinna

Produzione Italia, 1996

Durata 120 minuti