Antonio Capuano, La guerra di Mario, a cura di Giovanni Luca Montanino


 


napoli violenta

«Spero solo che Mario non si riveli uno di quei ragazzi perennemente in fuga da se stessi», dice il giudice dei minori tra le battute conclusive del film. Ebbene, non è dato sapere se la sua infausta previsione si avveri; di sicuro, però, Mario, il ragazzo in fuga, ha una persona che lo rincorre per non lasciarlo andare via, tenace ed amorevole come una madre vera.

La guerra di Mario non è il film che ha consacrato l’autore e regista Antonio Capuano, perché nel 2005 (anno di uscita della pellicola) egli era già un grande nome del cinema italiano. Tuttavia, da questo capolavoro di tenerezza arriva l’ulteriore conferma di un linguaggio vero, di un racconto autentico (nella sua forza ed anche nella sua violenza) e di una particolarissima attenzione ai bambini che (come Pianese Nunzio, 14 anni a maggio) nel degrado scoprono l’amore. Nell’abbandono e nell’illegalità delle periferie (o dei quartieri malfamati), essi ritrovano la purezza che naturalmente gli appartiene in una mano tesa, in una persona cara, ma non sanno riconoscerla. Sono insofferenti, si dimenano e fuggono, come sottolinea il giudice affidatario.

Mario viene tolto a sua madre – una donna piuttosto instabile e dai facili costumi del quartiere Ponticelli – e affidato a Giulia De Dominici, un’affascinante professoressa di arte (interpretata da Valeria Golino) che di questo bambino fa la sua ragione di vita. Ella, che per sua stessa ammissione fa «fatica a restare in equilibrio al suolo», scopre la «gioia della responsabilità» e per la prima volta si dà uno scopo vero. Lo fa contro il suo compagno Sandro, che stenta a farsi accettare e ad accettare il piccolo Mario così problematico e spigoloso, e contro sua madre, un’anziana donna borghese che con la figlia nel corso degli anni ha basato la relazione su una serie di non detti e incomprensioni.

Nessuno, insomma, sembra condividere il modo in cui Giulia sceglie di educare Mario: lei lo asseconda quando fotografa i genitali dei suoi amichetti di scuola, quando imbratta di colore rosso le pareti della classe e ancora quando porta a casa un cane e poi (dopo la morte di quest’ultimo) un serpente. La donna non vuole “irreggimentare” il suo piccolo, ma bensì insegnargli la libertà.

Per Mario è probabilmente troppo. Il bambino (fantasioso più dei coetanei) si crede un alieno, un prigioniero venuto dallo spazio per guidare un manipolo di ribelli sulla Terra in una guerra truce e spietata. Si rifugia nella propria immaginazione, ma nello stesso tempo assorbe quello che gli succede intorno: Sandro, che doveva diventare il suo papà adottivo e invece torna a vivere da solo lasciando Giulia; le incursioni dei genitori biologici, due approfittatori che vivono di espedienti; l’allontanamento del solo compagno con cui avesse fatto amicizia, che abbandona la scuola e va a lavorare come molti altri minori del suo quartiere; la morte del cane Mimmo.

Infine, Mario è costretto a fare i conti con un fatto nuovo: Giulia, la donna che inizia appena a chiamare mamma, resta incinta; sta per avere un figlio vero, un figlio suo e così (il ragazzo ne è sicuro) non vorrà più occuparsi di lui.

L’epopea di questo cucciolo indifeso è ambientata tra i palazzi tetri di Ponticelli – alti come torri di miseria e abbandono – e i salotti della Napoli “bene”. Là dove Mario si sente come in gabbia e inizia subito a ribellarsi: è amore quello che trova (e quello che sente), ma non lo sa capire e, anzi, gli è come allergico. Dice di detestare il pianoforte, ma lo suona di nascosto; si affeziona incredibilmente a un cane trovato per la strada, ma non riesce ad averne cura; parla male alla psicologa della sua mamma adottiva, mentre tutto ciò che desidera è restare insieme a lei. Nelle sue fantasie non c’è che violenza; negli occhi che luccicano e nei silenzi che tagliano, solo l’eco di una lotta strenua e racconti di efferatezza.

La guerra di Mario è valso ad Antonio Capuano il Premio della Critica ai David di Donatello 2006 e la vittoria come miglior attrice protagonista a Valeria Golino. Ancora una volta il regista ha saputo rendere il dramma dell’infanzia rubata, compiendo un viaggio sconcertante e vero nella mente di un bambino. Sullo sfondo di un contesto familiare e abitativo desolante, dove un barlume di luce rischia fortemente di venire assorbito dal buio dominante.


Scheda Tecnica

La Guerra di Mario

Regia di Antonio Capuano

Con Valeria Golino, Andrea Renzi, Marco Grieco e Anita Caprioli

Produzione Italia, 2005

Durata 100 minuti.


Bibliografia Essenziale

I «pori» di Napoli. Il cinema di Mario Martone, Antonio Capuano e Pappi Corsicato. Longo Angelo Editore, 2011.