Stefano Mordini, Pericle il nero, a cura di Giovanni Luca Montanino


 


pericle il nero

Una storia violenta e cupa (nei toni come nelle ambientazioni). La vicenda intima e amara di chi sembra non avere scopi, né speranze o sentimenti. Lo spaccato drammatico di una comunità malavitosa e senza scrupoli che sui soprusi e sull’illegalità, ormai da decenni, basa il proprio benessere.

Ecco Pericle il Nero, film del 2016 diretto da Stefano Mordini, prodotto da Valeria Golino e Riccardo Scamarcio (in collaborazione con i fratelli Jean Pierre e Luc Dardenne) e tratto dal romanzo noir di Giuseppe Ferrandino.

Pericle Scalzone (interpretato dallo stesso Scamarcio) è un uomo di 35 anni: ha un aspetto giovanile, ma due occhi svuotati (come di vetro) e senza un’età; viene da Napoli, ma vive in Belgio alle dipendenze di Don Luigi. Costui è proprietario di svariate pizzerie, ma ogni volta che vuole impadronirsi di un’altra (per ampliare ulteriormente il proprio patrimonio immobiliare) manda Pericle a ‘convincere’ il gestore a trattare. Il metodo persuasivo del ragazzo è semplice e infallibile: lui stordisce la vittima colpendola in testa con un sacchetto pieno di sabbia e poi la sodomizza. Meccanicamente, come un automa: ‘consegnato il messaggio’, lascia il malcapitato esanime e va via. Tutti sanno che dietro le intimidazioni di Pericle c’è la potenza di don Luigi e perciò nessuno osa fiatare.

Le minacce, in vero, non sono l’unica specialità di questo anti-eroe cinico e (all’apparenza) imperturbabile: la sua abilità nel fare sesso a comando (come un robot) gli permette di prestarsi da comparsa nel cinema porno. Così Pericle si guadagna da vivere: del resto, non gli servono tanti soldi; giusto il necessario per comprarsi la droga (preferibilmente acidi da mangiare giù con l’acqua, perché almeno «sembra non facciano male») e mantenere pulita la tomba della madre in Italia (piena di rose, come rosa è il pullover indossato da lei nell’unica foto ricordo rimastagli). Nessuna emozione, nemmeno l’ombra di un pensiero in quegli occhi persi: «Bisognerebbe stare sempre fatti», il suo motto.

Il giovane è persona fidata a casa di don Luigi, che lo tiene fin da bambino sotto la sua protezione. Un legame basato sull’affetto, a quanto pare, ma d’un tratto qualcosa si rompe. Pericle commette un grosso errore: mentre sta per intimidire, coi soliti mezzi, il parroco del quartiere (reo di stigmatizzare con le omelie le violenze dei camorristi) è costretto a tramortire col sacchetto di sabbia anche una testimone capitata per caso nella sagrestia. Costei, però, non è una donna qualunque, ma ‘Signorinella’ (impersonata da Maria Luisa Santella, già attrice feticcio del grande cinema di Ettore Scola), sorella di don Gualtiero, ovvero il boss rivale di don Luigi.

Col suo clamoroso sbaglio Pericle rischia di far saltare la tregua tra i clan e di causare uno spargimento di sangue; ecco perché è costretto a nascondersi, lasciando la città. Il ragazzo, con un’auto rubata, si spinge fino a Calais, dove incontra una fornaia (madre single) che lo accoglie in casa. Insieme a lei Pericle, dapprima a disagio e come bloccato, riesce a scoprire la tenerezza di un abbraccio e la gioia dell’amore che non è violenza carnale, né sopraffazione.

Ma l’idillio dura poco. I sicari riescono a trovare il fuggitivo, che però (dopo averli eliminati) si mette in contatto con un cugino apprendendo che Signorinella in realtà non è morta. Pericle chiede di essere riaccolto da don Luigi, che di fatti lo manda a prendere: al giovane, però, basta poco per capire che a suo danno c’è una macchinazione e che a volerlo morto sono quelli che lui ritiene ‘amici’.

La resa dei conti si avvicina. Pericle rapisce Signorinella, che inaspettatamente gli racconta di aver avuto un ruolo fondamentale (in Italia) nella storia sua e dei suoi veri genitori. Più che una famiglia, quella del protagonista, una manciata di pedine nelle mani dei capiclan: vittime usate, brandite come armi e infine eliminate.

Stanco di bugie e segreti tragici, Pericle è deciso a vendicarsi di chi lo ha reso un mostro, nutrendolo di menzogne senza mai smettere di ripetergli: «Pericle, tu non dovevi proprio nascere!».  Il giovane si precipita a casa di don Luigi, ne sequestra figlia e nipotine, ma poi – di fronte all’ennesimo tentativo da parte del boss di pugnalarlo alle spalle distruggendolo  –, disgustato va via. Pericle rinuncia a consumare la propria vendetta e sorprendentemente si rende protagonista di un finale aperto alla speranza.

Pericle il Nero è stato presentato al Festival di Cannes 2016.


Scheda Tecnica

Pericle il Nero

Regia di Stefano Mordini

Con Riccardo Scamarcio e Marina Fois

Produzione Italia, Belgio, Francia 2016

Durata 105 min