Gli anni '70 e la NCO di Raffele Cutolo
di Antonella Migliaccio   



Tra gli anni Settanta e Ottanta prende corpo il disegno criminale di Raffaele Cutolo basato su un’idea tutta nuova nel mondo della camorra: costruire un’organizzazione criminale di tipo verticale, che abbia una struttura unica e centralizzata e che si estenda dalla provincia all’intera città.


La sua carriera nasce e cresce tutta in carcere dove a 22 anni finisce per un omicidio. È qui che si guadagna il soprannome di ‘o professore: appassionato di poesia e uno dei pochi uomini, in carcere, a sapere leggere e scrivere. Proprio da Poggioreale Cutolo costruì la Nuova Camorra Organizzata, nella quale confluirono fino a duemila affiliati. Codici, simboli, rituali di affiliazione erano punti fermi del disegno criminale del professore di Ottaviano, paese della provincia vesuviana, che dal carcere riuscì incredibilmente a costruire un’enorme organizzazione con relazioni con i siciliani, con i mafiosi italo-americani, con i terroristi e con i politici.


Tre i fedelissimi che all’esterno del carcere realizzavano il disegno cutoliano ci sono Pasquale Barra, Vincenzo Casillo e Rosetta Cutolo, sorella di Raffaele. Non vollero mai aderire alla NCO Carmine Alfieri e Pasquale Galasso, boss di Nola il primo, e di Poggiomarino il secondo. Il loro rifiuto gli costò l’uccisione dei rispettivi fratelli, punizione esemplare inflitta da Cutolo. Galasso e Alfieri giurano così guerra eterna a Cutolo, ed entrano nella Nuova famiglia, organizzazione di potenti famiglie camorriste nata come risposta alla NCO e al disegno del professore di controllare il contrabbando di sigarette imponendo una tangente di trentamila lire (poi diventata di cinquanta) su ogni cassa di sigarette fatta circolare.

Dal 1979 al 1983 la NCO e la NF si scontrarono in una durissima guerra di camorra per il controllo del contrabbando di sigarette e della droga. Furono oltre quattrocento i morti, mentre la Campania, il 23 novembre del 1980, subiva il fortissimo terremoto con epicentro in Irpinia. Nel mezzo della sanguinosa guerra di camorra si inserì il grande affare del terremoto, che aprì il nuovo redditizio mercato della ricostruzione e dei finanziamenti per le zone terremotate, subito intercettato da tutti i clan che intervenivano chiedendo la tangente sui lavori e sui finanziamenti, o partecipando direttamente col riciclo di denaro sporco nelle attività di ricostruzione.

A determinare l’inizio della fine per Cutolo fu il sequestro, il 27 aprile 1981, di
Ciro Cirillo, assessore regionale ai lavori pubblici, democristiano, a opera delle Brigate Rosse. La Dc chiese e ottenne la mediazione di Cutolo che dal carcere di Ascoli gestì la trattativa. Dopo tre mesi Cirillo fu liberato. Fu questo l’atto che segnò la fine del professore, fatto fuori dall’azione congiunta della magistratura e delle forze dell’ordine, dall’offensiva vincente della NF, dal nascere dei primi pentiti ma anche dal venir meno delle coperture politiche.

Il 17 giugno 1983 un
maxi blitz delle forze dell’ordine portò in carcere 400 affiliati alla NCO. Mentre per altri 450 viene emesso ordine di cattura. È l’atto finale della Nuova Camorra Organizzata che perse sul campo la sua guerra.

Oggi Raffaele Cutolo è nel carcere di Terni dove sconta una decina di ergastoli in regime di 41 bis. Non si è mai pentito.