Gabriele Mainetti, Lo chiamavano Jeeg Robot, a cura di Giovanni Luca Montanino


 


jeeg robot

Nello squallore e nel degrado di un quartiere in balia di illegalità e violenza – che è Tor Bella Monaca a Roma, ma potrebbe anche essere Scampia a Napoli, oppure il Bronx di New York –, c’è forse spazio per una favola moderna? Una favola, con tanto di supereroe, incantesimo, una bella principessa e i cattivi da sconfiggere. A guardare Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti si direbbe proprio di sì.

Ed è probabilmente questa la forza di un film che lo scorso anno è stato pluripremiato  ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento; fino a entrare tra i titoli che potrebbero rappresentare l’Italia agli Oscar. Mainetti ha saputo raccontare una fiaba contemporanea, senza rinunciare ai toni e alle ambientazioni cupe, al linguaggio duro e alla violenza inaudita che caratterizzano la vita nei quartieri disagiati metropolitani.

Enzo è un ragazzo solo, senza amici né donne; si guadagna da vivere facendo piccole rapine. Un giorno, inseguito dalla polizia, si nasconde immergendosi nel Tevere, ma calpesta dei barili che contengono materiale radioattivo. Tutto sporco della sostanza melmosa e nera torna a casa e il mattino seguente riprende la propria vita. Enzo accetta di accompagnare Sergio (un uomo cui di solito vende la refurtiva) a recuperare un carico di droga presso due extracomunitari, ‘commessi viaggiatori’ di narcotrafficanti camorristi. Uno dei due giovani di colore muore di overdose, mentre l’altro spara a Sergio uccidendolo. Anche Enzo viene colpito, volando giù dal nono piano, ma incredibilmente si rialza vivo e vegeto.

D’improvviso, il giovane si rende conto di essere dotato di strani poteri: è molto più che forte, si direbbe invincibile; al punto che approfitta delle sorprendenti facoltà per scardinare e trafugare un intero bancomat. Coi soldi rubati compra cataste di DVD pornografici e una scorta di yogurt alla frutta (la sola cosa che mangi). Enzo non è abituato a frequentare gente e impedisce a chiunque di oltrepassare i confini della propria solitudine. Tuttavia, a sua insaputa, diventa popolare sul web dove le immagini in cui scardina il bancomat con forza erculea fanno il record di visualizzazioni. Enzo diventa il ‘super criminale mascherato’.

Nel suo palazzo abita una ragazza, Alessia, che è la figlia di Sergio e ignora di essere rimasta orfana. Lei sa solo che il suo papà è uscito l’ultima volta con Enzo e da lui vorrebbe, dunque, notizie.  Qualcuno, intanto, minaccia Alessia mettendone in serio pericolo l’incolumità: è Fabio lo ‘Zingaro’, spietato e mitomane capo della banda di cui Sergio faceva parte. Lo zingaro e i suoi scagnozzi non hanno alcuna intenzione di lasciare in pace la povera Alessia, perché sono convinti che suo padre Sergio abbia rubato il carico di cocaina.

La ragazza non sa che fine abbia fatto il genitore e inoltre non è in grado di fornire spiegazioni di sorta: soffre di un grave ritardo psicologico, avendo subito traumi infantili; se ne sta tutto il giorno incollata al DVD di Jeeg Robot d’acciaio, convinta che il suo supereroe preferito prima o poi verrà a salvarla. Il sogno di Alessia, quando incontra il misterioso e fortissimo Enzo, sembra avverarsi, con tanto di vestito da principessa.

Lo chiamavano Jeeg Robot è un film sull’emarginazione del diverso (la protagonista femminile, Ilenia Pastorelli, è una giovane disadattata abbandonata ai propri traumi) e sulla solitudine delle disperate periferie urbane (Enzo, Claudio Santamaria, vive rinchiuso nella propria incapacità di relazionarsi e di vivere rapporti che non siano violenti). Ma è anche un documento sui traffici e malaffari che dominano i cosiddetti quartieri a rischio: Fabio lo ‘zingaro’ (Luca Marinelli) ha l’ambizione di uscire dall’anonimato della microcriminalità; di ‘fare il botto’ entrando nel giro dei grandi, ovvero dei narcotrafficanti napoletani. Ed eccoli i camorristi, le cui intimidazioni e vendette fanno da sfondo a questa favola metropolitana. Il clan della sanguinaria Nunzia Lo Cosimo non è protagonista della vicenda, ma ne è il deus ex machina.  Come un esercito di extraterrestri pronti ad attuare il proprio malvagio piano di conquista con freddezza, cinismo e spietatezza.

Lo chiamavano Jeeg Robot è un racconto fantastico, ma nello stesso tempo una riflessione amara sul mondo di oggi, fatto di incomunicabilità ed esplosioni di violenza. Una realtà di ombre, governata da camorra e malavita in genere; così disperante che perfino un supereroe si sente a disagio facendo del bene.

Scheda tecnica

Lo chiamavano Jeeg Robot

Di Gabriele Mainetti

Con Claudio Santamaria, Ilenia Pastorelli e Luca Marinelli

Produzione Italia, 2016

Durata 118 min