La risposta a Cutolo e la Nuova Famiglia
di Antonella Migliaccio   



L’8 dicembre 1978 nacque la Nuova Famiglia, organizzazione camorristica che riuniva numerosi clan napoletani di città e provincia
. Opporsi al disegno criminale della Nuova Camorra Organizzata di Cutolo era ragion di vita della NF. Facevano parte di questo cartello criminale: Michele Zaza, boss “mafioso”, uno dei pochi ad essere affiliato a Cosa Nostra, i Gionta di Torre Annunziata, i Nuvoletta di Marano, anch’essi mafiosi e legati ai Corleonesi, i Bardellino di San Cipriano e Casal di Principe (i famosi casalesi, anch’essi legati a Cosa Nostra), i D'Alessandro di Castellammare di Stabia, gli Alfieri di Nola, guidati da Carmine Alfieri, i Galasso di Poggiomarino, guidati da Pasquale Galasso, i Giuliano di Forcella, quartiere nel centro di Napoli, i Vollaro di Portici e gli Ammaturo di Castellammare di Stabia.


Il conflitto tra la NCO e la NF fu una delle più sanguinose guerre di camorra. I morti sul campo attirarono l’attenzione dello Stato che divenne, giocoforza, più vigile sul fenomeno. Dalla Sicilia, Cosa Nostra, attraverso le sue famiglie mafiose, cercò di entrare nella guerra spostandola a favore della NF che contava suoi affiliati. La NF, trascinata dalla sete di vendetta anti-cutoliana di Carmine Alfieri per l’uccisione di suo fratello, ebbe la meglio sul professore, e dopo la sua fine, segnata dallo spostamento all’Asinara, fu evidente dove stavano i vinti e dove i vincitori. Le coperture politiche e gli amici imprenditori passarono alla Nuova Famiglia che si buttò negli affari della ricostruzione post terremoto.

Alfieri creò un vero e proprio sistema di interessi che univa politici, imprenditori e clan di turno. Un sistema che, ancora oggi, sembra sussistere nella zona nolana. La NF, sconfitto Cutolo, perse però la sua ragion d’essere. E, verso la metà degli anni '80, all’interno dello stesso cartello scoppiò una cruenta guerra che vide contrapposti i Nuvoletta e i Gionta
, da un lato, e i Casalesi di Antonio Bardellino e Alfieri, dall’altro. Lo scontro insanguinò la Campania per quattro anni, dal 1984 al 1988, contando anche vittime innocenti. Il giornalista Giancarlo Siani fu una di queste.

I due gruppi erano legati entrambi ai siciliani, i primi ai Corleonesi, gli altri ai cosiddetti “scappati”, come il boss Tommaso Buscetta. Sul territorio campano ci fu una fedele riproduzione della seconda guerra di mafia che stava ancora insanguinando l'intera provincia di Palermo. A vincere la guerra fu il gruppo Alfieri-Bardellino che, per quattro anni, dominò la regione. Ma un terremoto stava per abbattersi sulla camorra.

Nel 1992
Pasquale Galasso decise di collaborare con la giustizia, diventando il più importante pentito di camorra. Il primo a essere arrestato fu il suo ex alleato, Carmine Alfieri, che lo seguì nella via della collaborazione.