Edoardo Leo, Noi e la Giulia, a cura di Giovanni Luca Montanino


 


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Tre non amici. Tre non professionisti. Tre non “adeguati”. Un salumiere che riesce nella titanica impresa di mandare in fallimento un matrimonio (il proprio), insieme agli alimentari di famiglia (attività fiorente dal 1910). Un venditore di auto che detesta il lavoro che fa, il capo e la clientela, sopravvivendo nell’apatia e nel soffocamento di qualunque impulso o emozione. Infine, un tele imbonitore, specializzato non tanto nel commercio catodico di orologi marcati, quanto in truffe e fregature colossali. Ciascuno dei tre, dopo aver raschiato il fondo, crederà di poter solo risalire; la camorra, però, gli metterà i bastoni tra le ruote, rischiando di smentirli.

Ecco in breve la trama di Noi e la Giulia, deliziosa commedia scritta, diretta e interpretata da Edoardo Leo nel 2015. Un arioso racconto - imbellito da paesaggi bucolici e dai colori della campagna meridionale -, che tocca con amara ironia e una sana leggerezza argomenti di ferocia inaudita, come la malavita organizzata e il pizzo.

Fausto, Diego e Claudio sono i tre irresistibili 40enni che all’inizio del film brancolano tra le macerie di una vita (affettiva e lavorativa) allo sbando. Determinati a reagire alle drammatiche situazioni in cui rispettivamente versano, si ritrovano ad acquistare in società (senza conoscersi, né potersi fidare l’uno dell’altro) un vecchio casolare in Campania per farne un agriturismo e risalire la china. Come se non bastasse, alla banda si aggiunge Sergio, corpulento e manesco militante comunista, che (avanzando soldi da Fausto) diventa socio della nascente attività.

Purtroppo, i quattro  sprovveduti si rendono conto presto del motivo per cui quella proprietà  sia costata così poco:  il territorio è infestato dai camorristi, che in cambio di protezione pretendono il cosiddetto pizzo. Davanti alle minacce dei malavitosi tutti vogliono “squagliarsela”, mettendo nuovamente in vendita il casolare, eccetto Sergio che ha l’idea di sequestrare il messo della camorra e segregarlo in cantina. Il sequestro potrebbe far guadagnare del tempo ai malcapitati, permettendo loro di inaugurare l’agriturismo e recuperare le spese.

Da quel momento ha inizio per i protagonisti un’avventura a dir poco rocambolesca. Una specie di favola, dove non mancano personaggi dai tratti fantastici: la “fata” Elisa, ragazza-madre decisamente sopra le righe, assunta per le pulizie; il “fedele aiutante e scudiero” Abu, contadino del Ghana onesto e generoso; la “vittima dell’incantesimo” Vito, che da galoppino della camorra si redime e si trasforma in appassionato contadino, riscoprendo il valore dell’amicizia. Il tutto reso ancor più magico da musiche misteriose provenienti dalla Giulia del titolo, ovvero la macchina dell’estorsore sepolta nel buco della piscina per non lasciare tracce.

Quelli che a un certo punto del film viene facile definire “i nostri eroi” riusciranno a tirare fuori da un vecchio casolare abbandonato alla gestione della malavita la poesia di un sogno che si realizza poco a poco. La rinascita dei terreni agricoli (coi loro profumi e sapori) e l’apertura al pubblico che finalmente può imparare a conoscerli e ad amarli è il riscatto dei protagonisti stessi, i quali per la prima volta sentono di potersi lasciare alle spalle il fallimento.

Ma il nemico rappresentato dalla camorra è troppo grande e pericoloso per quattro persone oneste e dai buoni sentimenti. Resistere e lottare per difendere ciò che si è costruito implica dei rischi e d’un tratto l’unica soluzione sembra essere la fuga. Ma il finale è più che aperto e lascia sperare in un seguito.