Criminalità e sicurezza a Napoli. Primo rapporto


Curatori: Giacomo Di Gennaro e Riccardo Marselli 
Casa editrice: Fed0APress
Anno: 2015

Genere: Saggio

Recensione di Salvatore Di Marzo


primo rapporto

Sono dense di significato le parole di Giacomo Di Gennaro e Riccardo Marselli in apertura al libro “Criminalità e sicurezza a Napoli” (Napoli, FedOAPress, 2015) a cura degli stessi Di Gennaro e  Marselli: « […] philìa e neìkos, eros e thanatos, ovvero, amore e odio, costruttività e distruttività, attenzione e repulsione sono principi insiti nella natura umana, realtà eterne, governano da sempre le radici del genere umano. […] Il crimine appartiene alla storia umana e con essa si concluderà. L'essere umano accede, però, all'ontologia di tali realtà attraverso un percorso epistemologico che ne codifica il senso e il significato in quel complesso campo performativo che usualmente chiamiamo cultura» (p. 19). Partendo da questi presupposti, il libro curato da Di Gennaro e  Marselli si configura come parte in atto del progetto di osservazione delle trasformazioni delle dinamiche sociali napoletane avviato dall'Istituto di Studi Politici San Pio V e il Dipartimento di Scienze politiche dell'Università Federico II di Napoli. Il volume collettaneo, come sottolinea nella “Presentazione” il Presidente del detto Istituto, Antonio Iodice, nasce da un monitoraggio iniziato nel 2013 e rappresenta il primo resoconto dei risultati che sono emersi dalla ricerca.

In particolare, il primo intervento, “Tendenze, tipologie e profili della criminalità nelle città metropolitane. Napoli: tra rappresentazione e realtà” (Giacomo Di Gennaro, Debora Amelia Elce), studia le trasformazioni sociali attraverso quelle delle realtà urbane e suburbane e l'adattamento ad esse, in quanto tagliate furori dalla rete sociale, del sistema della criminalità; per far fronte a questo fenomeno si propone «un coinvolgimento dei cittadini nelle scelte legate alla sicurezza, per la razionalizzazione degli interventi e delle risorse sul territorio» (p. 48). Lo studio, condotto su base statica, mette inoltre in luce come «Napoli e la sua area metropolitana rispetto a tutte le macro categorie delittuose [...] non risulta mai occupare [...] posizioni verticistiche » (p. 49); perché vi allora una percezione così negativa della realtà napoletana? La risposta pare ritrovarsi soltanto nel “pessimismo” (p. 51). Nell'intervento “La sicurezza a Napoli. Un'analisi degli hot spot nei quartieri del centro storico, Chiaia e Vomero” (Alessandro Pansa) l'autore analizza la distribuzione e la concentrazione spazio-temporale dei furti compiuti in diversi luoghi napoletani; evidenziandone la ciclicità (p. 114) diviene possibile così formulare una politica della prevenzione e della sicurezza. In “Linee di tendenza della criminalità. Un confronto tra paesi” (Riccardo Marselli) si discutono le varianti topologiche della criminalità e le metodologie di castigo e rieducazione della criminalità - politiche di tolleranza zero, penitenziari (pp. 135 e segg.) - che comportano effettivamente l, sebbene a costi elevati, una riduzione del compimento di reati.  In “Migrazioni e criminalità in Italia e in Campania: evidenze, criticità e necessità informative” (Giuseppe Gabrielli, Salvatore Strozza) si pone l'attenzione sul tasso di reato a carico di stranieri. Partendo dalla considerazione di un forte aumento della popolazione straniera (p. 152), si evidenzia anche un aumento dei reati compiuti dagli stessi stranieri, un aumento comunque che «risulta nettamente inferiore rispetto all'aumento dei cittadini non italiani» (p. 154). Basandosi su dati effettivi, si osserva infine come la percentuale di reati compiuti da stranieri in Campania rispetto al resto d'Italia essi si presentano in quantità comunque contenute (pp. 175-176).

Nell'intervento “Statistiche sui condannati in Campania: tra persistenze ed elementi di novità” (Andrea Procaccini) analizza il fenomeno di diffusione della criminalità attraverso la tipologia di condanna ed il rapporto che intercorre tra esse e il reato. In questo modo si offre un quadro dettagliato delle tipologie di reati sul suolo italiano rispetto a quello campano.

Un altro elemento estensivo è quello della delinquenza minorile, un sintomo del più ampio fenomeno della criminalità organizzata. In “Distribuzione e modificazione della delinquenza minorile: scenari nazionali e locali in formazione” (Maria Di Pascale) si analizzano le fasi di crescita della delinquenza individuando le macro categorie di reati  contro il patrimonio (furto, ricettazione) e contro la persona (lesione, minaccia, omicidio) a cui si affiancano una serie di altri reati (spaccio di stupefacenti) che secondo i dati sembrano concentrarsi maggiormente nell'Italia meridionale e in particolare in Campania (pp. 219-220, pp. 227-228).

La criminalità è danno anche per patrimonio culturale, immobiliare e imprenditoriale del territorio. In questo senso si configura lo studio “La confisca dei patrimoni acquisiti in maniera illecita. Una moderna ma problematica forma di pena” (Pasquale Trincone) si analizza pertanto la natura giuridica della sanzione della pena di confisca di un immobile entrato nell'orbita della criminalità assicurando in questo modo un certo grado di prevenzione e sicurezza cercando così di limitare l'influenza negativa della criminalità. Nello stesso solco si inserisce l'intervento “L'andamento della confisca dei beni e dei patrimoni illecitamente costituiti” (Giuseppina Donnarumma) in cui si rileva come col passare degli anni vi sia un aumento dei beni confiscati (p. 271) la cui apparente talora mancata funzionalizzazione è dovuta alla lunghezza delle procedure legali.

Un altro fenomeno legato alla criminalità è quello delle estorsioni. In “Il peso dell'attività estorsiva a Napoli e in Privincia. Cosa sappiamo e come contrastare tale reato” (Giacomo Di Gennaro) si evidenziano le dinamiche del reato di estorsione identificate nel rapporto intimidatorio che si instaura tra carnefice e vittima e il suo grado di riscattabilità, nella tipologia di settore economico e lavorativo a cui afferisce il reato, nel livello di disgregazione sociale e nell'efficacia di politiche di prevenzione (p. 295) senza le quali, sostiene Di Gennaro, «nessuno sviluppo equilibrato e sostenibile sarà mai possibile se un contesto non presenta caratteri di elevata sicurezza» (p. 315). In “I luoghi e le forme organizzate dell'attività estorsiva: un'analisi alla luce dei dati della Direzione Nazionale Antimafia” (Franco Roberti, Giovanni Russo) si constata come il fenomeno dell'estorsione sia radicato secondo diverse forme in tutta la penisola in maniera invisibile rispetto alla giustizia. Al fenomeno dell'estorsione si lega anche quello dell'usura analizzato nelle sue dinamiche in “I reati di usura ed estorsione nell'ambito di una politica di contrasto sul territorio” (Angela Correra). In questo intervento si mettono in relazione i reati di usura ed estorsione con il generale indebitamento degli individui innescando un circolo vizioso di enorme portata che va ad essere concausa di altri reati contro l'individuo e l'intera comunità.

Dagli studi raccolti in “Criminalità e sicurezza a Napoli” emerge che il fenomeno della criminalità nelle sue varie declinazioni convive con il sistema della giustizia. La natura dell'illegalità appare invisibile rispetto al sistema della legge volta a tutelare gli individui. Talvolta la paura inibisce la denuncia del reato con cui si può vedere l'ombra del male, riportarlo alla luce, superarlo e infine vincerlo. È dunque necessario fuggire questa "zona grigia" - una linea di confine tra l'ombra e la luce - al fine di una graduale riconquista della giustizia. Ponendo così l'individuo, come ente morale e giuridico, al centro del processo di recupero della sicurezza sociale e urbana diviene così possibile recuperare nuovi spazzi della luce della giustizia.