Acqua Storta

 
Autore:
 Luigi Romolo Carrino

Casa editrice: Meridiano Zero

Anno: 2008

Genere:  Romanzo noir

 
Recensione di Chiara Marasca (pubblicata sul Dossier dell’Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità/Corriere del Mezzogiorno)


acqua stortaUn «Brokeback Mountain» al tempo di camorra, la storia di un amore impossibile, perché non contemplato da un codice d’onore «più forte della carne, più forte del sangue». Due camorristi, il figlio del boss e il cassiere del clan.  Si incontrano, si innamorano, vivono il loro rapporto come «un fatto segreto, in questa città che parla sotto i muri, che getta il sale dietro alle spalle per scongiurare il malocchio e la sfortuna».  Ma la ‘‘famiglia’’ capisce, sa, e non può accettare.

Parla di questo «Acqua Storta», il romanzo noir di Luigi Romolo Carrino, quarantenne campano da qualche anno emigrato a Roma che usa il nome per esteso quando firma le sue poesie, ma che in questo caso, sulla copertina del volume edito da Meridiano Zero, è L.R.  Carrino.

«Una storia che avevo in mente da tempo», racconta l’autore, «ispirata da due fatti di cronaca: la vicenda di un mafioso che uccise la figlia colpevole di adulterio e la storia, che si raccontava dalle mie parti, a Nola, di due ragazzi di camorra uniti da una storia d’amore.  Finirono male: uno morì durante una rapina, l’altro in un incidente stradale».

Il Sistema che non perdona, che non può accettare, che ammazza in maniera brutale, come Giovanni, il figlio del boss il cui soprannome dà il titolo al libro, più volte farà lungo il percorso della storia. Giovanni uccide, ma poi legge la Bibbia ed esige il «rispetto» per la moglie.  Ed è proprio la moglie di Giovanni, uno che, spiega Carrino, «non ha gli strumenti culturali per dirsi che è omosessuale, e che alla fine si mostra un vigliacco», è proprio Mariasole, dunque, la vera protagonista, silenziosa ma non per questo meno netta nella sua figura, del breve romanzo. «È una donna di camorra come quelle di cui ci raccontano oggi le cronache: colta, intraprendente, determinata anche nella scelta finale, un sacrificio, un gesto d’amore», dice lo scrittore.  Il romanzo procede con un ritmo serrato e un linguaggio crudo, a tratti impietoso, addolcito da alcuni sprazzi di poesia, altra passione, insieme al teatro, per il quale scrive testi, di Carrino.  Dentro c’è la sottocultura della camorra, c’è la città di Napoli, ci sono anche le vicende della cronaca più attuale: il boss era soprannominato Acqua sporca, perché aveva bonificato una palude di Villa Literno per farci una discarica.  Poi, per via del suo strabismo, incominciarono a chiamarlo Acqua storta.